Educazione sentimentale: la scienza delle relazioni

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Se cerchi la parola che indichi il ‘prendersi cura di una persona’ in modo unico e spontaneo, e lottare perché abbia tutto quello che desidera, quella parola è ‘amore’. E se ami qualcuno davvero, tu non smetterai maiAnche quando ridono di te e dicono che sei pazzo, anzi specialmente allora. Semplicemente, non mollo. Perché se dovessi mollare, potrei solo accettare il consiglio che mi danno e dimenticare, e trovarne un’altra, ma non sarebbe amore. Sarebbe… sarebbe una persona con cui passare del tempo. Per la quale non vale la pena combattere”. È così che Ted Mosby, il protagonista della serie tv “How I met your mother” descrive l’amore e, da inguaribile romantico qual è, lo cerca per tutti gli anni della propria giovinezza, trovandolo quindi in Tracy, colei che sarebbe stata la madre dei suoi figli. Eppure, l’Odissea sentimentale del giovane architetto, che cerca per tutta la vita “quella giusta”, termina con un finale dolceamaro ove la giovane si ammala e perde la vita. Pochi sono i fan di “How I met yourmother” che hanno accettato questa fine, molti ne sono rimasti delusi, tutti attaccati ad un’idea di “happy ending” che, forse, per Ted non si realizzerà mai veramente, nonostante nel corso di questo viaggio ognuno di noi lo abbia supportato nella sua incessante, romanticissima, ricerca dell’amore della propria vita. Tuttavia, sebbene io stesso mi annoveri fra i sentimentali spettatori che non si diranno mai contenti di come sia terminata la serie, va fatto un plauso alla scelta dei produttori: rimanere fedeli alla realtà ! La conclusione felice a tutti i costi è stata scalzata da una più vicina a quello che quotidianamente vediamo, rompendo quell’immagine di amore romantico e perfetto cui siamo abituati, termine di paragone delle nostre relazioni.

È questa la conclusione ultima a cui arrivano alcuni studenti di medicina dell’università di Catania al termine di un incontro con la dottoressa Cristiana Bonaffini, psicoterapeuta e sessuologa, esperta di educazione sentimentale. Infatti, checché se ne dica, un’adeguata educazione sessuale non può esimersi dal trattare i temi relativi ai sentimenti e a ciò che ognuno di noi prova. 

Ma di cosa si tratta quando si parla dI educazione sentimentale ?Essa costituisce l’area della psicologia, che si occupa di insegnare ad ognuno di noi l’arte di sapersi ascoltare, comprendendo ciò che proviamo e creando i presupposti per poter comprendere l’altro. Ed in un periodo come quello attuale, in cui le emozioni e i sentimenti sono messi a dura prova, quasi costretti a fare i conti con noi stessi e con le nostre paure, ogni dubbio sull’importanza di un tema del genere lascia il passo alla curiosità e ai riverberi che ciò può avere nelle nostre vite. Circondati da tante persone diverse, ognuno di noi è chiamato a vincere una sfida tanto affascinante quanto ardua: trovare il giusto canale comunicativo con l’altro. 

Sin dalle più tenere età, infatti, ciascuno di noi è condizionato dalle esperienze che viviamo, il nostro percorso definisce chi saremo un giorno e, quindi, siamo in costante divenire, il “tutto scorre” caro ad Eraclito si erge a senso delle nostre esistenze: siamo fiume, flusso e movimento. Dimenarsi in una relazione, dunque, è tutt’altro che semplice, per questo educarci alle nostre stesse emozioni costituisce il primo fondamentale passo da fare, insieme alla consapevolezza che è certamente un errore pensare che gli altri interpretino il mondo come facciamo noi.  Le conseguenze di un comportamento differente da quello summenzionato sono i “bias cognitivi”, le incomprensioni che ledono la sanità dei nostri rapporti, talvolta vissuti più orientando l’attenzione su di sè che sulla persona con cui ci relazioniamo. 

Cosa fare dunque ? Le risposte le trova solo chi sa porsi i giusti quesiti: chiediamoci come vorremmo ricevere e dare amore, cosa conta per noi,  quali sono i principi imprescindibili su cui pensiamo si fondi una relazione, quali sono le nostre aspettative e ambizioni quando ci relazioniamo con l’altro, quali i nostri bisogni, senza mai dimenticare di rivolgergli le stesse domande. A proposito dei bisogni, quelli dell’essere umano si dividono in fisiologici (cibo, sonno, idratazione, respirazione, sesso) e psicologici. Questi ultimi sono, invece, sette: sicurezza, varietà, importanza, amore e/o unione, crescita e/o evoluzione, bisogno di contribuire, libertà. Tutti insieme, i bisogni dell’uomo sono stati posti nel 1954 da Manslow in una piramide che ne indica le gerarchie.

Parlando più nel dettaglio del rapporto di coppia, Stenberg lo descrive come fondato su un triangolo ai cui vertici riscontriamo Intimità (tendenza ad aprirsi al prossimo), decisione-impegno(inteso come l’impegno a breve e a lungo termine nel dedicarsiseriamente alla relazione che si è instaurata), passione (componente di attrazione fisica che spesso costituisce il primo passo nell’avvicinamento a qualcun altro). L’unione e le proporzioni tra questi tre elementi definiscono otto forme di possibili relazioni (assenza di amore, simpatia , amore-amicizia, amore-vuoto, amore fatuo, infatuazione, amore romantico e amore vissuto), ove quella dell’amore vissuto costituisce una riproduzione grafica con un triangolo equilatero, a testimonianza della giusta proporzione di tutti i tre elementi di cui sopra.

Ma allora, è così semplice creare una relazione sana ? Persino Pirandello esprimeva i propri dubbi, scrivendo : “Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? “.  Questo passaggio tratto dal celebre “Sei personaggi in cerca d’autore” del 1921, è cronologicamente lontano da una scoperta  neuro scientifica tra le più importanti che siano state mai fatte: la scoperta dei neuroni specchio. Questi neuroni, infatti, individuati per la prima volta nel 1995 dal neurologo e neuroscienziatoitaliano Giacomo Rizzolatti, sono i responsabili della comprensione delle emozioni dell’altro, gli autori neurofisiologici dell’empatia, della comprensione dell’altrui emozione ad un grado tanto profondo da averne in prima persona esperienza. Dunque, per rispondere alla domanda di cui sopra, non possiamo negare l’oggettiva difficoltà dell’instaurare una relazione sana e ben vissuta, ma forse la soluzione è nella nostra stessa natura di animali sociali, nati  e fatti per stare insieme e comprenderci a vicenda, senza mai dimenticare che la relazione perfetta non esiste e il modello di amore che ci è stato imposto è poco realistico, poco si avvicina a ciò di cui abbiamo quotidiana esperienza.  Liberi da ogni fardello, dalla paura dell’altrui giudizio, da idee concentrate più sul self che sull’altro, possiamo forse tornare a vedere l’amore, nella sua ineffabile eppure encomiabile complessità, per ciò che è: “prendersi cura di una persona in modo unico e spontaneo, e lottare perché abbia tutto quello che desidera”, proprio come diceva il caro, buon, Ted Mosby.

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