La regina degli scacchi: la storia di Beth Harmon

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La regina degli scacchi è una una miniserie di soli 7 episodi, di genere drammatico, ideata da Scott Frank Allan Scott (e basata sull’omonimo romanzo di Walter Tevis), che affronta le vicende di vita dell’enfant prodige Beth Harmon.

La serie è arrivata su Netflix il 23 ottobre 2020, suscitando sin da subito un grande interesse.

Le riprese sono iniziate ad agosto del 2019 e si sono svolte principalmente tra Cambridge e Berlino. Durante tutta la realizzazione l’ex campione del mondo Garry Kasparov (lui stesso, nella realtà, enfant prodige degli scacchi) è stato presente in qualità di consulente. Grazie al suo contributo, la serie è stata accolta positivamente anche tra la comunità dei giocatori, che ha elogiato l’ottima realizzazione.

[no, non ci sono spoiler]

La storia inizia negli anni ’50 quando, dopo un incidente stradale, Beth perde la madre e arriva alla Methuen Home for Girls. La vita all’orfanotrofio è scandita da rigide regole,  dove la direttrice educa le sue ospiti a comportarsi a modo, a suon di vitamine e “pillole che regolano l’umore”. L’impeccabile lavoro della direttrice però non farà presa su Beth che, sotto consiglio della sua nuova amica, Joline, inizierà a conservare i tranquillanti per prenderli poi tutti insieme in dosi maggiori, portandola così involontariamente a una precoce dipendenza.

Un giorno Beth, ritrovatasi nei sotterranei della Methuen, fa la conoscenza del signor Shaibel, il custode dell’istituto, giocatore di scacchi. L’uomo, inizialmente burbero e scontroso, si affeziona alla ragazza e decide di insegnarle tutto quello che sa sul gioco degli scacchi, notando per primo le sue incredibili abilità. La bambina rimane da subito affascinata dal gioco, dalle mosse e da quella scacchiera che, per lei, è una sorta di mondo che può facilmente controllare. Beth inizierà ad associare gli ansiolitici, che prende ogni notte per domare gli incubi sulla sua infanzia, alla ripetizione delle mosse che impara dal suo maestro, entrando così in un precoce vortice di dipendenza e ossessione che, una volta scoperto dalla direttrice dell’istituto, la porterà ad essere allontanata dal gioco.

Passano gli anni e finalmente qualcuno decide di adottare Beth. Tutto sembra un sogno fin quando non scopre che la sua nuova madre usa le stesse pillole che le venivano date in orfanotrofio. La situazione precipita ulteriormente quando il padre adottivo abbandona la famiglia e lascia le due donne da sole. Costrette a cavarsela con le proprie forze, la madre adottiva e la bambina prodigio cercheranno di trasformare la passione della ragazza in un lavoro, partecipando a tornei e competizioni in una rapida scalata verso i campionati mondiali di scacchi. Ma il suo obiettivo è solo uno: battere Vasily Borgov.

Le competizioni mostrano quant’è agguerrito il mondo dei giocatori di alto livello, insieme all’incredibile forza e abilità della protagonista. Il suo talento la porta rapidamente a farsi notare, acquisendo sempre più successo e fama. Ma fa anche riemergere la sua dipendenza da tranquillanti, con cui combatterà tutta la vita.

Uno degli aspetti più interessanti de La Regina degli Scacchi è sicuramente l’introspezione psicologica della protagonista. Beth viene mostrata per la prima volta come una bambina e per tutta la serie seguiamo il suo percorso di crescita. È incredibile vedere come una ragazzina timida ed introversa si trasformi in una campionessa capace di tenere testa a temibili avversari e di uscirne vincitrice in un mondo di soli uomini.

Anche da un punto di vista tecnico, la serie fa una grande figura. La regia messa in atto da Scott Frank è molto ispirata e dà il meglio di sè nelle partite di scacchi. Gli scacchi, infatti, non sono un gioco fisico o adrenalinico, ma basano tutto sull’intelletto del giocatore e sulla sua abilità nello scegliere la mossa migliore. Il regista è riuscito a trasformare un’attività del genere in un momento di grande tensione, grazie ad ottimi spunti di regia. Frank sa come coniugare narratività ed estetica, come saldare storytelling e sensorialità; infatti, pur non conoscendo le regole, qualunque spettatore potrà capire l’andamento della partita attraverso il gioco di sguardi tra i personaggi. La tensione è amplificata grazie ad un ottimo utilizzo della colonna sonora, se non con musiche, con il semplice ticchettio dell’orologio che segnala lo scorrere del tempo.

Un difetto che potremmo attribuire alla serie è forse la gestione della linea temporale. I 7 episodi affrontano infatti un lungo arco di tempo e nonostante le varie date a schermo che segnalano il passare degli anni, il tutto resta confuso. Alcuni passaggi in cui la protagonista supera una fase negativa o compie un determinato viaggio restano opachi, non permettendo allo spettatore di capire effettivamente quanto tempo sia trascorso tra una scena e l’altra.

La Regina degli Scacchi ha insomma conquistato l’intera audience, nonostante la storia di partenza potesse non sembrare delle più appassionanti. Netflix ha, ancora una volta, rilasciato una miniserie degna di una visione.

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Giovanni Distefano

Diplomato all'Istituto Tecnico Industriale "G.Ferraris" di Acireale e Studente di Scienze e Lingue per la Comunicazione presso l'Università di Catania.
Appassionato di cinema, fotografia, arti marziali e tutto ciò che è inerente al mondo culturale.
Amo viaggiare e immergermi nella natura.