Un Erasmus in quarantena

Il racconto di un’italiana in Belgio

4' di lettura

Marzo 2020: momenti di incertezza a fronte di un virus, il Covid-19, che da lì a poco avrebbe colpito violentemente il Belgio provocando, ad oggi, un numero considerevole di decessi tanto da essere una delle nazioni più colpita d’Europa. La situazione non è stata semplice da gestire e da affrontare per il governo belga (e non lo è tutt’ora), in un Paese che ha la stessa estensione di tre regioni italiane (circa), dove i contagi aumentavano quotidianamente.

A metà marzo, come riferito dal quotidiano belga “Le Soir”, i ricoveri ospedalieri arrivarono a più di 500; a quel punto, il Consiglio di Sicurezza Nazionale Belga, di concerto con il Primo Ministro, emanò delle misure anti-Covid, che si sarebbero poi intensificate fino al lock-down nazionale avvenuto a settimane di distanza rispetto a quello italiano: spostamenti consentiti solo per ragioni di necessità o per ragioni lavorative, laddove non potesse essere garantito l’impiego a distanza; scuole e università chiuse con modalità a distanza; esercizi commerciali non essenziali chiusi, compresi bar e ristoranti. I mezzi di trasporto pubblici contenevano un numero di persone tale da garantire il distanziamento sociale.

Durante questo clima non poco allarmante e carico di incertezza in Belgio, meta appetibile per coloro che desiderano intraprendere un’esperienza all’estero di studio o di lavoro, il numero di studenti Erasmus (e non) provenienti da tutta Europa e da tutto il mondo, che da gennaio popolavano le cittadine universitarie belga, era diminuito a dismisura: molte le storie di chi, spaventato dall’affermarsi prepotente della situazione di pericolo, ha preferito fare ritorno a casa. Dall’altra parte, però, c’è chi ha scelto di restare: come Veronica (nome di fantasia), studentessa italiana a Mons che, a sei mesi dal suo rientro, ha raccontato a noi di Controverso la sua esperienza e le sue sensazioni durante questo insolito e difficile periodo.

Come hai affrontato questi giorni di pandemia? Quali sono state le tue sensazioni iniziali?

“Durante i primi giorni, ammetto di essermi sentita molto spaesata, poiché non sapevo con esattezza cosa fosse giusto fare. I primi giorni di marzo le università erano aperte così come bar e ristoranti; infatti, il governo non aveva emanato ancora alcuna misura (anche se la situazione era destinata a precipitare) e avevo deciso di continuare a condurre la mia vita nella normalità, nell’attesa di ricevere indicazioni specifiche a riguardo. Successivamente, confesso di avere avuto paura per la mia incolumità e quindi ho ritenuto più opportuno rimanere in casa e uscire solo per motivi strettamente necessari per tutto il resto della mia permanenza, fino a quando la situazione non fosse migliorata.”

Qual è stata la reazione degli altri studenti Erasmus e non, di fronte a questa situazione? E la tua?

“Nel dormitorio in cui vivevo siamo rimasti davvero in pochi: molti hanno deciso di andare via, di tornare a casa. Mi ricordo che, specificatamente a Mons, gli Erasmus erano meno della metà.” Continua dicendo: “Per me non è stato facile, all’inizio avevo perso la voglia di studiare, ero svogliata. Passavo gran parte della mia giornata a letto, ero delusa e mi sono lasciata buttare giù. Inoltre, trascorrevo molto tempo da sola e non avevo voglia di vedere neanche quei pochi amici che erano rimasti all’interno del dormitorio: evitavo tutti ed era come se avessi trovato una sorta di equilibrio stando perennemente sola. Successivamente, però, ho reagito, e mi sono resa conto che se avevo scelto di rimanere a Mons, avrei dovuto farlo fino in fondo. Pian piano ho ricominciato a studiare e ad essere più socievole con i miei inquilini, come lo ero all’inizio della mia esperienza”.

Quali sono state le misure anti-Covid che la città di Mons ha adottato nello specifico?

“Ricordo che, sotto alcuni aspetti, vigeva molto rigore nell’osservanza delle norme. Per esempio, nei supermercati i dipendenti prestavano molta attenzione e cura nel disinfettare i carrelli utilizzati dai clienti, stando attenti a non dimenticarne nessuno. Inoltre, distribuivano dei gettoni che venivano costantemente igienizzati, da utilizzare per poter usufruire dei carrelli in sostituzione delle classiche monete. Per quanto concerne i mezzi pubblici, erano adibiti al trasporto di un numero di persone tale da garantire il distanziamento sociale e, per ciò che riguarda gli autobus, era consentito accedere solo dalla parte posteriore per evitare qualsiasi contatto con il conducente. Per finire, fra ciò che ricordo, nelle lavanderie automatiche (in Belgio le lavatrici private non sono diffuse) era consentito l’accesso al locale ad una sola persona, e durante il tempo necessario per lavaggio e asciugatura dei capi, era obbligatorio sostare al di fuori per scongiurare possibili contagi.”

Cosa ti ha spinto a rimanere a Mons durante la pandemia?

“Tenevo molto a questa esperienza e non volevo rinunciarci: ero riuscita a rendermi più indipendente dalla mia famiglia e mi ero allontanata dalla mia città per la prima volta per così tanto tempo.”

Quali sono state le tue emozioni una volta rientrata in Italia?

“Non sono state molto positive purtroppo: credevo di aver vissuto un’esperienza solo parziale, rispetto a ciò che mi ero invece prefissata: l’ho definita addirittura “inutile”. Mi sentivo più debole degli altri, sentivo di avere qualcosa in meno rispetto ai miei colleghi che non avevano preso parte ad un’esperienza simile. Infatti, l’Erasmus ha influito in modo non indifferente sulla mia carriera universitaria, costringendomi a lasciare indietro delle materie. Non mi sentivo soddisfatta né appagata per ciò che avevo vissuto. Fortunatamente, mi sto riprendendo e sto acquisendo pian piano il mio equilibrio capendo che la mia serenità è ciò che conta di più. Inoltre, mi sono resa conto che questi sei mesi trascorsi all’estero, con l’aggravante della pandemia, mi hanno permesso di crescere. Farò tesoro di quanto ho vissuto”.

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Carla Marino

Sono una studentessa universitaria di 20 anni. Sono di Catania e frequento il primo anno di Scienze Politiche indirizzo " Storia,Politica e Relazioni Internazionali". Mi interessano i grandi temi d'attualità e faccio parte della ONLUS "Comunità di Sant'Egidio".