Fino a che punto può arrivare il “non ce lo dicono?”

Il caso della Shoah

2' di lettura

Siamo ormai abituati a sentire parlare di “negazionisti”, intendendo coloro che reinterpretano eventi e fenomeni fornendo spiegazioni, considerate alternative, ma spesso semplicemente false. Non si tratta di una innocente rilettura dei fatti; ormai, da decenni, il negazionismo arriva ad affermare che alcuni avvenimenti conclamati non siano mai realmente accaduti: è il caso dell’Olocausto.

Nonostante le sei milioni di vittime ebree, oggi il 15,6% della popolazione italiana (rapporto Italia 2020 dell’Eurispes) sostiene che la Shoah sia un’invenzione degli Alleati, una pura messa in scena. Non si tratta affatto di una questione prettamente italiana, sono moltissimi gli episodi di negazionismo dell’Olocausto a cui assistiamo in tutto il mondo.

L’11 dicembre 2006, durante la giornata mondiale per i diritti umani, Mahmud Ahmadinejad, ex presidente dell’Iran, inviò una lettera alla Cancelliera Merkel. Nella lettera, si sosteneva che il “mito della Shoah” fosse una falsa leggenda costruita dagli USA e dalla Gran Bretagna per affossare la Germania.

Lo scrittore David Irving, nel suo saggio Hitler’s War (1977) definì Hitler “amico degli ebrei”, scarcerando quindi il dittatore dalle accuse, mancando i documenti firmati da lui in persona che ordinassero lo sterminio.

In Italia nel 2010 Claudio Moffa, professore ordinario dell’Università di Teramo, sostenne le tesi di Irving.

Il direttore del quotidiano “Rinascita”, Ugo Gaudenzi, ha permesso più volte la pubblicazione di articoli negazionisti della Shoah, scatenando proteste nelle comunità ebraiche.

I negazionisti non si arrestano neanche di fronte allo straziante e inconfutabile report di Anna Frank.

Già nel 1977, Robert Faurisson, professore di letteratura francese dell’Università di Lione, confutò il racconto di Anna, arrivando a sostenere l’inesistenza delle camere a gas. Le proteste arrivarono immediatamente: 34 storici accusarono Faurisson di oltraggio alla verità; tuttavia, l’intellettuale americano Noam Chomsky sostenne la libertà di parola del professore negazionista.

Esistono tuttavia degli strumenti giuridici per arginare questo fenomeno preoccupante: in tutto il mondo sono state introdotte leggi anti-negazioniste. 

In Italia, nel 2016, è stato approvato un provvedimento che configura il negazionismo come aggravante rispetto ai reati di discriminazione razziale e xenofobia: il carcere può arrivare fino a 6 anni se si è colpevoli di istigazione alla negazione dei crimini del genocidio.

In Germania, per chi sostiene tesi negazioniste contro la Shoah, è previsto il carcere fino a 5 anni. 

Fa eccezione al lungo elenco di stati anti-negazionisti la Gran Bretagna, dove non sono state introdotte leggi in materia in quanto il diritto penale e costituzionale sostiene che possa essere una limitazione alla libertà di pensiero.

Ricordiamoci però che, a monte di ogni possibile intervento legislativo, le migliori armi contro l’alimentazione dell’odio e dell’ignoranza sono: 

cultura, istruzione e informazione.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
  •