Da democrazia a dittatura, la Birmania sovvertita all’alba

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L’espressione “assalto alla democrazia” risuonava echeggiante nelle nostre case fino a tre settimane fa, quando durante l’insediamento del presidente Biden i manifestanti pro Trump hanno occupato il Congresso. Con gli occhi pieni di disapprovazione e stupore, osservavamo le immagini sconcertanti di uno Stato che veniva simbolicamente colpito al cuore (e non solo). 

La democrazia vive grazie a un delicato equilibrio, minacciato costantemente in ogni parte del mondo: a essere in pericolo è ora la Birmania. 

Dopo la vittoria schiacciante della Lega per la Democrazia, guidata dalla leader Aung San Suu Kyi, i militari minacciavano un golpe. 

La temuta ipotesi è diventata realtà quando l’1 febbraio, all’alba, la neoeletta Consigliera di Stato è stata arrestata,insieme ad altri deputati del suo partito. 

Le vie di comunicazione e i voli interni sono stati interrotti, ed è stato annunciato lo stato di emergenza per un anno, durante il quale sarà presidente ad interim l’ex generale Mynt Swe.

Aung Sang Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991, aveva in mente una serie di riforme della Costituzione, volte ad abolire soprattutto molti vincoli militari. La Birmania, votando la Lega per la Democrazia, ha manifestato la sua volontà di cambiamento, e la necessità di rinforzare il potere civile a discapito della forza militare. 

Vi è però una buona parte del Paese, costituita principalmente da generali, monaci e membri del partito militare che è scesa in piazza (ignorando il divieto di assembramento anti-covid) per manifestare il proprio consenso al regime e chiedere la revisione del voto. 

Il comandante dell’esercito Min Aung Hlaing già da giorni si dimostrava pronto ad abolire la Costituzione; la stampa sperava in un “malinteso”, ma i dubbi sono stati smentiti: dall’1 febbraio, in Birmania, non esistono più diritti civili. 

Le reazioni dall’estero sono state tempestive e immediate:gli USA si oppongono a qualsiasi sovvertimento della democrazia e sono pronti a prendere provvedimenti contro i responsabili. Il segretario dell’ONU Guterres ha condannato duramente il colpo di stato appena avvenuto. L’UE con Ursula Von Der Leyen richiede il rilascio di coloro che sono stati arrestati illegalmente durante il golpe. 

Il sovvertimento delle elezioni democratiche, la proclamazione illegittima dello stato d’emergenza, lo strapotere militare e l’abolizione della Legge fondamentale, sono solo perifrasi per indicare, purtroppo, la presenza di una nuova forma dittatoriale.

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