Intervista a Danika Mori, una donna senza tabù

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Durante la quarantena di marzo ed aprile noi di Controverso abbiamo pensato di aprire una rubrica sull’educazione sessuale, e l’abbiamo intitolata “Sex Thing”. Abbiamo trattato argomenti come l’aborto, l’uso dei preservativi o della pillola anticoncezionale, cercando di essere più fedeli possibili alla scienza. In questi giorni ho pensato che sentire il parere di una persona che vive il sesso a pieno e lo ha fatto diventare il suo lavoro sarebbe giusto e doveroso per cercare di vedere questo argomento sotto un’altra lente. 

Per questo ho voluto fare qualche domanda all’attrice a luci rosse Danika Mori, nome d’arte di Federica D’Amore.

Danika Mori nasce a Siracusa nel 1990, nel 2006 si fidanza con Stefano Mori (in arte Steve) e dieci anni dopo decidono di lanciarsi nel mondo delle pornografia. Durante il primo mese pubblicano ben 14 video e riescono a raggiungere 16 milioni di visualizzazioni; la cosa incredibile è che si occupano loro stessi dell’editing e delle varie attività legate al loro mestiere. Entrambi vogliono allontanarsi dai vari stereotipi legati alla figura dell’attore porno e cercano anche di far vedere il sesso come un argomento del quale si possa parlare tranquillamente seduti ad un bar; inoltre, Danika lotta anche per la regolamentazione del sex working di cui abbiamo parlato nell’intervista, che potete leggere qui sotto.

Tra figli e genitori il sesso è un argomento tabù, esiste un modo di approcciarsi? Il genitore dovrebbe fare da educatore sessuale?

In generale i genitori fanno fatica a parlare di sesso con i figli. Personalmente sono convinta che qualcosa si possa fare anche se, sicuramente, dovrebbero essere le scuole a fare da traino, perché i genitori, non avendo a loro volta ricevuto un’educazione sessuale in cui la sessualità veniva trattata come una sfera dell’ambito della nostra identità, loro per primi dovrebbero abbassare le proprie barriere prima di parlarne con i figli, e magari poi, grazie all’aiuto delle scuole, saranno i figli a dire ai propri genitori che il sesso non è una cosa strana. Poi per carità un genitore che vuole bene ai suoi figli cerca di trovare un modo per aprire una conversazione sull’argomento. Alcune mie amiche hanno affrontato il tema con i loro genitori più di quanto lo abbia affrontato io. Inizialmente ci ho messo un po’ di tempo per parlare apertamente del mio lavoro, mentre ora è molto più facile grazie all’amore che c’è tra me e i miei genitori.

A che età e come ti sei avvicinata al sesso?

Mi ci sono avvicinata per la prima volta a 14 anni, prima di quell’età mi masturbavo ma non sapevo il perché; ho perso la verginità col mio primo fidanzato col quale sono stata due anni, tra l’altro i miei lo conoscevano e viceversa, tant’è che da quel momento ho detto ai miei genitori che non volevo rischiare di rimanere incinta ed entrambi abbiamo fatto i vari controlli, anche perché la mia principale paura era quella di diventare una ragazza madre.

Da alcuni sondaggi emerge che l’Italia è tra le ultime in Europa per quanto riguarda l’educazione e l’informazione sessuale, secondo te dove si può collocare il punto centrale di questo dato?

Secondo me il Vaticano ha avuto una grossa influenza sulla nostra cultura e sui nostri tabù, quindi credo che da questo punto di vista la colpa sia della Chiesa, io la vedo così.

Come l’istruzione pubblica potrebbe risolvere questa realtà?

Serve assolutamente introdurre l’educazione sessuale nella didattica. Basterebbero anche una o due ore a settimana, oppure si possono organizzare dei corsi pomeridiani invitando specialisti e persone che lavorano anche nel campo del sex work in modo da normalizzare ciò che è il mondo della sessualità. Quindi anche parlare del sesso a pagamento, che di fatti non è una cosa strana, o trattare la regolamentazione del sex work.

La mentalità che c’è in Italia non aiuta a parlare apertamente di sesso, tu come hai fatto con l’opinione pubblica? E c’è un modo per cambiare questa mentalità?

Per quanto mi riguarda non mi ha mai toccato ciò che pensavano le persone, generalmente però è vero che non aiuta essere una coppia nel mondo in cui lavoro, o perlomeno l’essere liberi da “vincoli” è visto meglio. Al contempo, però, permette di creare un ponte tra il mio mestiere e la mia vita sessuale di coppia. Cambiare la mentalità è un processo lungo, però se si partisse già legalizzando il sex work, riconoscendolo come un vero lavoro, oppure se si partisse percependo la nostra sessualità come una sfera della nostra identità sicuramente pian piano questa mentalità potrebbe essere modificata. Tra l’altro, molti pensano che la prostituzione sia illegale, ma in realtà non è così: è il favoreggiamento che rende la prostituzione illegale, ed è un reato. Per esempio, se una persona che lavora ai servizi sociali fornisce preservativi alle prostitute, rischia di essere denunciata.

Tra il 2007 ed il 2016 in Italia la vendita di preservativi è calata del 13% e contemporaneamente le malattie sessualmente trasmissibili sono aumentate, come si possono combattere queste statistiche?

Bisogna semplicemente fare informazione e sensibilizzare su questo tema, va creata una cultura secondo cui l’HIV non è una banale malattia “per sentito dire” ma esiste realmente, così come tante altre malattie.

Per chi ha problemi ad affrontare la propria sessualità qual è il tuo consiglio?

Io personalmente ho usato una terapia d’urto, ovvero iniziare a fare webcam. Ovviamente ero consapevole del fatto che avevo un certo blocco emotivo e che mi sentivo colpevole quando mi masturbavo, poiché non vedevo il sesso come qualcosa di “positivo”. Il mio consiglio per chi vorrebbe affrontare meglio la propria sessualità è quello di ascoltarsi e di pensare a cosa lo fa stare bene. Col tempo mi sono resa conto che il nostro corpo è fatto per avere piacere. Il sesso e la masturbazione ci fanno stare meglio e ad un certo punto ho capito che dovevo sentire il mio corpo. Tra l’altro, prima di intraprendere la mia carriera lavorativa, vedevo la mia sessualità da un punto di vista negativo e questo ha fatto sì che magari tralasciassi quell’aspetto naturale. Purtroppo la nostra cultura ci “castra”, perché credere che una cosa ci faccia diventare delle persone peggiori e credere che essere attratti da più persone contemporaneamente siano cose negative in qualche modo crea turbamenti, e ci si autopunisce.

Voglio chiudere la nostra chiacchierata chiedendoti di lanciare un messaggio di qualsiasi tipo nei confronti della società italiana.

Dopo il discorso che ho fatto non posso dirti altro che bisogna: affrontare il tema, regolamentare il lavoro sessuale ed introdurre l’educazione sessuale nelle scuole, soprattutto per una questione di benessere psicofisico che giova sia alle coppie che ai singoli individui.

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Gabriele Dimarco

Gabriele, 23 anni, italoportoghese e di madrelingua francese. Amo il calcio e la musica, sono due passioni che riescono ad emozionarmi.
Diplomato presso il liceo classico “Michele Amari” di Giarre, ora studio scienze e lingue per la comunicazione a Catania.