Le più importanti imprese femminili raccontate dal grande schermo: i film da non perdere

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Il cinema non si è mai ritirato di fronte alla possibilità di misurarsi con le grandi questioni etiche, sociali, politiche e con i grandi interrogativi dell’esistenza. Nel vasto panorama mediale, mantiene ancora un ruolo di rilievo grazie al suo potere evocativo, documentativo, artistico e fascinatorio.

Il film non ha mai smesso di costruirsi come un certo modo di pensare e di mostrare la realtà, presentando allo spettatore diverse sfaccettature di quest’ultima. Non c’è un tema che il cinema non abbia affrontato, e a questo punto è lecito chiedersi: che ruolo hanno le donne e le loro storie all’interno della narrazione cinematografica?

Anche il cinema celebra le donne, portando su schermo le vere storie al femminile di ogni tempo e classe sociale. Protagoniste unite dalla loro caparbietà nell’essere donne a tutto tondo e fino in fondo. Nel corso degli anni sono state tante le storie raccontate in tal senso, con uno sguardo tutto al femminile, capace di sovvertire lo sguardo prettamente maschile legato non solo all’essere donna, ma anche alle dinamiche sociali più disparate.

Negli ultimi anni, la proposizione di questo genere di storie ha subito un’impennata, e in tal senso è giusto mettere in risalto quelle che sono state le pellicole di maggior successo degli ultimi anni.

Il diritto di contare

Tutt’oggi essere donna è difficile, poi se si è una donna nera negli anni Sessanta, la situazione si fa persino peggiore. È da qui che parte la trama de ‘Il diritto di contare’, diretto da Theodor Melfi, film che tratta la vicenda di Katherine Johnson, matematica, scienziata e fisica afroamericana che nel 1961 ha contribuito alla missione Apollo 11 lavorando come calcolatrice per la NASA. Una donna nera che lavora per la NASA in quell’epoca è già un cospicuo successo, ma Katherine se la deve vedere con il razzismo e l’ostilità dei colleghi che la vedono soltanto per il colore della pelle e non per la sua estrema intelligenza.

Ma lei non demorde e anche se si ritrova a dover correre per un chilometro per poter andare nell’unico bagno riservato ai neri del centro in cui lavora, riesce a farsi rispettare e ad affermarsi. 

Il film non è interessante solo per la vicenda di questa straordinaria donna (e purtroppo da pochi conosciuta), ma anche perché mostra in maniera diretta la segregazione dei neri che dovevano andare nei bagni, nelle biblioteche e persino nelle scuole separati dai bianchi.

Non per nulla ha vinto tre premi Oscar e due Golden Globe.

Jackie

Natalie Portman ci offre invece un ritratto della giovane Jackie Kennedy nel film Jackie del 2016, diretto da Pablo Larrain.

Il film si incentra sull’esistenza della First Lady dopo l’assassinio del marito e presidente degli Stati Uniti d’America John F. Kennedy, quando decide di rilasciare un’intervista per raccontare del lascito del marito come Presidente e la sua versione dei fatti riguardo l’omicidio.

Come tutte le First Lady e le donne che hanno avuto a che fare con l’ambiente politico, si può apprezzare la personalità di Jackie oppure no, ma sicuramente in questo film viene dipinta come una donna distrutta dal dolore che deve cercare di restare a galla per i figli e capire come sia potuto succedere tutto quello. Una figura, ricordiamocelo, che improvvisamente si ritrova sola e spaesata in un ambiente ostile alle donne (dopotutto, era il 1963) e che ha dovuto lottare per avere diritto a partecipare al funerale del marito, camminare di fianco alla bara con i figli e non essere brutalmente rimossa dalla storia. 

Perché anche lei c’era, ha fatto parlare di sé e non si era limitata ad essere un accessorio portato al braccio dal Presidente.

The Hours

Un vero e proprio gioiellino. Sono tre attrici d’eccezione a rappresentarlo, Juliane Moore, Nicole Kidman e Meryl Streep, in un film che mischia il biografico con il romanzesco.

La storia percorre la vita di tre donne di tre epoche diverse, mostrandoci la loro esistenza in un’unica giornata: Virginia Woolf (Nicole Kidman), nel 1923, anni prima che si suicidasse; Laura Brown (Juliane Moore), nel 1951, una casalinga infelice; e Clarissa Vaughan (Meryl Streep), nel 2001, una editor bisessuale che sta preparando una festa per l’ex amante malato di AIDS.

Le emozioni che suscita questa pellicola sono davvero intense; ci offre l’occasione di vedere tre donne, reali o meno, trascinare avanti un’esistenza fatta di sofferenza e dolore, lottando contro la depressione o una “semplice” infelicità. Trovano consolazione in piccole cose, banalità, ma in fondo sono proprie le banalità e le piccole cose a consolare nella vita.

Non è un grande film di speranza o di importanti risvolti politico-sociali, ma è sicuramente un film che parla di forza e di quanto alcune scelte possano davvero contare, come decidere se vivere o morire. Non solo, ma ci da anche la possibilità di vedere qualcosa, immaginare, sulla vita di una delle più importanti scrittrici moderne.

The Danish Girl

Storia poco conosciuta quella della pittrice danese Lili Elbe, interpretata da Eddie Redmayne nel film The Danish Girldiretto da David Ebershoff.

La storia di questa donna ha qualcosa di straordinario: nata sotto il nome di Einar Wegener e prigioniera in un corpo maschile da cui non si sente rappresentata, un giorno finalmente trova la sua strada. Comincia a vestirsi da donna, vestiti in cui poco a poco comincia a ritrovare se stessa e a sentirsi bella. Ma non solo: è stata la prima donna a essere identificata come transessuale e a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale.

Non sarà tutto in discesa per lei, i momenti di confusione e spaesamento sono tanti, le incomprensioni con la moglie, gli sguardi non proprio amichevoli da parte di tutti gli altri, medici che riportavano tutto alla schizofrenia.

Ma Lili è in grado di ignorare tutto questo perché aveva capito che non c’era cosa peggiore che trascorrere l’intera vita nella condanna di una menzogna verso se stessi.

Certo, Lili potrà anche essere un’importante icona per le persone che come lei si scoprono transessuali, ma dovrebbe essere l’icona anche per tutti quelli che desiderano trovare la propria libertà personale dalle costrizioni e dalle etichette.

The Iron Lady

Film di Phyllida Lloyd con protagonista Margaret Thatcher che viene interpretata da Meryl Streep.

Le donne della politica sono state numerose, ma la “Lady di ferro” è forse la più controversa tra tutte. Margaret è ormai anziana e affetta da demenza, ma con una serie di flashback osserviamo quelli che sono stati i suoi passi nella politica.

Non dobbiamo per forza amarla, ma quello che è straordinario è che sia stata la prima donna a coprire il ruolo di primo ministro inglese e la prima donna a capo di un governo in Europa.

Quello che andiamo a scoprire nel film è che la Thatcher era sì nota per la durezza di alcune scelte, ma lei le vedeva necessarie, come i tagli alla spesa pubblica o la decisione di affrontare l’Argentina. È stato un periodo duro per la Gran Bretagna, tanti manifestavano contro di lei, soprattutto la parte più debole della popolazione, i poveri e i disoccupati. 

Ma lei vedeva certi sacrifici come necessari.

Dio è donna e si chiama Petrunya

In conclusione troviamo Petrunya (Zorica Nusheva), una donna di 32 anni disoccupata, con una laurea in storia che non le assicura un lavoro e una madre che continua a ricordarle quanto il suo aspetto sia sbagliato. Il punto di svolta nella sua vita arriva all’improvviso, quando un po’ per caso finisce a partecipare a una tradizionale gara religiosa di paese, e vince. Questo gesto scoperchia un vaso di Pandora: l’assetto patriarcale, sessista e misogino che vige in Macedonia e l’impossibilità di scissione tra legge e religione, anche nelle questioni prettamente giuridiche. 

Non c’è spazio per eroi idealizzati, e neanche Petrunya lo è: irascibile e disillusa, di fronte a una vita di insoddisfazioni decide di prendersi da sola ciò che vuole, con un coraggio che vacilla ma non cede mai.

Ci sono ancora tante storie di donne da raccontare, ma queste sono sicuramente delle ottime basi da cui partire.

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Giovanni Distefano

Diplomato all'Istituto Tecnico Industriale "G.Ferraris" di Acireale e Studente di Scienze e Lingue per la Comunicazione presso l'Università di Catania.
Appassionato di cinema, fotografia, arti marziali e tutto ciò che è inerente al mondo culturale.
Amo viaggiare e immergermi nella natura.