Speranza: l’evoluzione del rap italiano

"L'ultimo a morire" è la conferma di una carriera in ascesa

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Il 16 ottobre scorso, in Italia, fa il suo ingresso “L’ultimo a morire”, l’album-esordio ufficiale di Ugo Scicolone, in arte Speranza. 

Un progetto molto valido che, da qualche mese, occupa una posizione di tutto rispetto nel panorama rap/hip hop italiano. Rime taglienti, crude ma anche estremamente intime, che gli permettono di dare voce alla parte più vera e profonda di sé, di dar spazio alle esperienze di vita parecchio sentite dall’artista. Attesissimo, “L’Ultimo a morire” non ha deluso le aspettative tanto da essere considerato “ciò di cui l’Italia aveva bisogno” dai suoi più fedeli sostenitori e non: è una ventata di aria fresca, di originalità ma anche di romanticismo attorno a delle dinamiche, quelle di quartiere o meglio “d’o rione”, di cui Speranza si fa portavoce e che sono costantemente protagoniste dei suoi testi.

Si può, però, effettivamente parlare di un esordio?

Per rispondere a tale interrogativo è necessario fare un passo indietro, riferendoci alle sue origini e agli ambienti con cui Scicolone si è confrontato, indispensabili nell’affermazione graduale della sua identità artistica fino ad arrivare al suo ultimo lavoro; appunto, l’album del 2020.

Di origini algerine, il rapper classe 1986, di madre francese e di padre italiano (Caserta), nasce e vive in Francia a Behren-lès-Forbach. Qui, inizia sin da subito a masticare i primi elementi di rap/hip hop sia in lingua francese che italiana, caratteristica molto apprezzata che lo ha sempre accompagnato nel corso della sua carriera: i suoi testi presentano barre in entrambe le lingue e ciò gli ha permesso di avere uno stile tutto suo, prorompente, con cui affermarsi nella scena hip hop. Dalle zone rionali francesi alle più circoscritte banlieue parigine, Speranza si confronta con vari artisti del territorio: “Più che un genere, era una parte integrante del contesto, nessuno faceva rap perché era figo. Veniva quasi automatico, era quello che ascoltavamo dalla mattina alla sera”, ricorda durante un’intervista per “Rolling Stones”. 

Non dimenticando, poi, di inserire il napoletano anche nei testi francesi: “Utilizzavo anche il napoletano perché era una cosa che mi rappresentava e che mi rappresenta tutt’ora”, precisa ai microfoni di “Fanpage”. 

Speranza ha avuto senza alcun dubbio la possibilità di confrontarsi con culture diverse e ciò ha permesso di arricchire ancor di più il suo stile rendendolo effettivamente unico.

Un ulteriore elemento che fa di lui un artista sicuramente fuori dalle righe è proprio la capacità di fare del “multiculturalismo” un valore aggiunto, anche dal punto di vista dei contenuti e dei temi da lui trattati: attraverso la sua musica, riesce, infatti, a raccontare di varie e apparentemente lontane realtà. Si parla, soprattutto, del chiaro riferimento, in alcuni dei suoi testi, al mondo dei gitani e degli “zingari”, come lui li definisce senza alcuna malizia, concedendosi così la possibilità di “rappare” anche in dialetto Rom. Una volta tornato in Italia, a Caserta, dopo essersi reso conto che in Francia non avrebbe potuto condurre una vita dignitosa, inizia a frequentare l’ambiente Rom: “Sono cresciuto accanto a tante etnie e una volta in Italia ho iniziato a bazzicare anche in questo ambiente, ho cominciato ad approfondire la lingua e ho voluto provare la follia di usarla per rappare” ricorda, ancora una volta durante l’intervista per “Rolling Stones”. 

Nel 2016, infatti, esce “Ugo de la Napoli”, il titolo di un side project in cui l’ispirazione e l’influenza della musica gitana è evidentissima sia nei contenuti che nello stile di tale progetto parallelo con cui, poi, pubblica un album unico in free download “Made in Italy”. Quella dei Rom è sicuramente una delicata tematica, per la quale ha sempre mostrato una grande attenzione: “I Rom sono il classico bersaglio facile, un nemico comune che non ha mai voce in capitolo, per cambiare le cose bisogna combattere il disagio con l’istruzione e l’inclusione”. 

Tanto è vicino a questa tematica che, si pensa, addirittura, che uno dei suoi singoli di maggiore successo “Manfredi”, uscito nel 2019, sia ispirato proprio ad un personaggio di Suburra-La Serie (targata Netflix), appunto Manfredi, che ricopre un ruolo importante nella comunità sinti di Roma. Questo singolo, prodotto dai fedelissimi Simoo e Franck Carrozza, è molto energico, aggressivo, quasi a ricordare l’hip hop dei ’90 che spopolava negli Stati Uniti, e descrive le difficoltà della vita di strada. 

Questo pezzo, insieme ad altri di maggiore successo, hanno rappresentato il passepartout di Speranza per poter, finalmente, entrare a gamba tesa nella scena rap italiana e garantire, così, la “svolta” alla sua carriera. Tra questi, è sicuramente meritevole di plauso il singolo “Givova” uscito nel 2018. O ancor di più, “Spall a sott”, la trilogia che si conclude, inaspettatamente, con un quarto pezzo in “L’ultimo a morire”. 

Pian piano, Speranza ha guadagnato la credibilità del pubblico ma anche di noti volti del rap italiano: basti pensare alle diverse importanti collaborazioni che lo vedono protagonista. Una fra tutti, quella in “Salut” del 2019 con Ntò, membro dell’iconico duo campano, scioltosi nel 2012, i “Co’Sang” di cui faceva parte anche Luchè; o ancora, nel 2020, la collaborazione in “Sciacalli” con il mostro del rap italiano, il “Re di Roma” Noyz Narcos.

La spinta che la carriera di Speranza ha acquisito raggiunge l’apice con “L’ultimo a morire”. 

Il Flow tagliente ed energico, la forza ma anche l’ironia con cui alcune tematiche sono affrontate e il modo in cui esse sono perfettamente in equilibrio all’interno di una metrica invidiabile e ancora le basi ritmate che conferiscono vitalità ai pezzi, uno stile innovativo che concilia lingue differenti e che si adegua anche a scenari internazionali e non prettamente nazionali, hanno permesso a Speranza di essere un nome difficile da dimenticare nel suo settore. Merita attenzione il singolo da 1 milione e mezzo di visualizzazioni su YouTube:“Iris”, in cui Speranza mostra il lato più sensibile di sé ma anche carico di passione tra italiano, napoletano e francese all’interno di un ambiente in cui gli ampi spazi naturalistici fanno da contraltare ai palazzoni del quartiere. Senza dimenticare le collaborazioni d’eccezione presenti nell’album, tra cui: Massimo Pericolo, Tedua, Gué Pequeno. 

Pertanto, forse, considerato il percorso artistico del rapper italo-francese, è improprio parlare di esordio con “L’ultimo a morire”, ma piuttosto si potrebbe parlare di un approccio maggiormente significativo dell’artista al mondo del rap, dato dall’esperienza e dalla maturità artistica che nel tempo ha acquisito, permettendogli di imporsi in modo sicuramente più determinante nella scena.

È indubbio che con il suo ultimo lavoro, Speranza è davvero“Ciò di cui l’Italia aveva bisogno da tempo”.

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Carla Marino

Sono una studentessa universitaria di 20 anni. Sono di Catania e frequento il primo anno di Scienze Politiche indirizzo " Storia,Politica e Relazioni Internazionali". Mi interessano i grandi temi d'attualità e faccio parte della ONLUS "Comunità di Sant'Egidio".