AL SICURO DA CHI?

Trame di quartiere sui fatti del 18 Marzo 2021

2' di lettura

In riferimento ai gravosi fatti avvenuti lo scorso 18 marzo, che hanno visto verificarsi l’ennesimo atto di violenza nel quartiere San Berillo, riteniamo opportuno evidenziare alcune cose.

L’evento specifico è da inquadrare in una situazione più generale che va in continuità con altre azioni repressive; San Berillo vive delle condizioni precarie dal punto di vista abitativo e sociale dovute alla marginalità spaziale a cui il quartiere è sottoposto e aggravate dall’esplosione della pandemia.

Ci teniamo a porre in evidenza che questo ennesimo episodio è emblema di come la violenza rimanga l’unico linguaggio parlato dalle istituzioni per gestire le contraddizioni e i problemi presenti nel contesto.  

La richiesta di “sicurezza” per chi opera e vive nel quartiere è stata fortemente reclamata con una lettera inviata al questore, al prefetto e altri organi competenti della città di Catania lo scorso maggio 2020, da parte di alcune associazioni e abitanti del quartiere. L’idea di sicurezza non è legata meramente a più volanti e più blitz in quartiere, anzi esprimeva la necessità di discutere con gli organi preposti le opportune iniziative in grado di garantire effettivamente la sicurezza per le persone che abitano il quartiere. Tuttavia al momento non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

A ciò si aggiunge la convocazione di una Conferenza dei Servizi sul futuro piano di recupero che non ha visto la partecipazione di alcun rappresentante della Direzione delle Politiche Sociali e della Famiglia del Comune di Catania, processo di cui ancora non si conoscono gli esiti.

A quasi due settimane fa risale, inoltre, lo sgombero di un immobile di proprietà comunale e la mancata presa in carico di una decina di occupanti. 

Perché dobbiamo aspettare che i problemi che vengono vissuti a San Berillo, come in altre parti della città, esplodano in fenomeni di violenza e repressione? Le modalità di azione in risposta alle emergenze non creano soluzioni.

Ci sembra che il problema sia il fatto che le istituzioni pubbliche continuano ad agire per compartimenti stagni, affrontando la questione San Berillo solo da un punto di vista fisico-urbanistico o in termini di sicurezza pubblica. Più volte abbiamo espresso che la questione degli immobili abbandonati costituisce una risorsa per intervenire sulle condizioni precarie, abitative e sociali, che vari soggetti vivono nella città di Catania anche attraversando il quartiere. 

Nelle diverse rappresentazioni date sulla vicenda del 18 marzo rileviamo che noi operatori, educatori e persone impegnate nel quartiere a diverso titolo non riusciamo ad accogliere le diversità di punti di vista espressi da un territorio complesso quale quello di San Berillo e a leggere questa complessità con un approccio situato e di lavoro continuo sul campo.

Trame di Quartiere sente l’esigenza di aprire un confronto tra noi operatori e gli abitanti per ripensare le modalità di azione sociale sul quartiere provando a mutuare i diversi punti di vista che, anche rispetto alla vicenda in questione, si sono prodotti.

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