700 anni dopo: la Divina Commedia è sempre attuale? L’album Infernum è la risposta

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L’amor che move il sole e l’altre stelle.

Con questo verso memorabile termina la Divina Commedia e quindi il viaggio che Dante intraprende probabilmente il 25 marzo del 1300, anche se alcuni studiosi ritengono che questo abbia avuto inizio l’8 aprile dello stesso anno.

A distanza di 700 anni dalla morte del Sommo poeta, ancora oggi la Divina Commedia viene letta, studiata e interpretata in tutto il mondo.

Ed a fare ciò, portandola ancora una volta ai giorni nostri, ci hanno pensato Alessio Mariani, in arte Murubutu e Daycol Emidio Orsini, in arte Claver Gold. 

Nel loro album “Infernum” raccontano con il rap le vicende salienti della commedia, adattando gli endecasillabi danteschi ai 4/4.

Per i due artisti nulla è lasciato al caso: l’album è uscito il 31 marzo 2020; quindi, prendendo in considerazione come data di inizio del viaggio il 25 marzo, la data di uscita coincide con la data in cui Dante termina il suo viaggio.

Come dice il Poeta nell’ultimo verso del Paradiso, è l’amore il motore che muove il sole e le stelle, e tale vocabolo è presente ben 18 volte nell’Inferno.

È proprio l’amore divino che spinge Dante a intraprendere questo viaggio.

È l’amore carnale che costringe Paolo e Francesca a essere travolti continuamente da una bufera incessante, per la colpa di essersi lasciati travolgere in vita dalla passione amorosa.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, scrive Dante nel V canto dell’inferno, e lo stesso fanno Murubutu e Claver gold nel brano “Paolo e Francesca.”

È l’amore per la conoscenza che spinge Ulisse ad abbandonare Itaca e con essa tutti i suoi affetti, a sfidare le leggi divine e superare le colonne d’Ercole, andando incontro a un triste destino: il mare, infatti, inghiotte lui e i suoi compagni di viaggio.

Scrive il Poeta:

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;

a la quarta levar la poppa in suso

e la prora ire in giù, com’altrui piacque,

infin che ’l mar fu sovra noi richiuso.

Murubutu e Claver gold descrivono la stessa scena, ricorrendo a diversi riferimenti: non solo, infatti, alla Divina Commedia, ma anche all’Iliade e all’Odissea.

Quando il ciclope mi parlò io risposi “Nessuno”

E quando il mare ci affondò io risposi “Nettuno”

Quando il cavallo in legno entrò io scomparvi nel fumo

Poi dopo Circe navigammo al quinto plenilunio

Verso quei lidi inesplorati dove il sole desta

Cantami Musa dell’eroe di Grecia e le sue gesta

Che brucia lento tra le fiamme al canto della Bestia

Che sfidò il fato fino all’ultima triste tempesta.

Sarebbe errato pensare che Murubutu e Claver Gold si siano limitati a raccontare i fatti esposti da Dante. Lo stesso accade, infatti, e con ancora maggiore potenza e trasparenza, con riferimento ai brani “Taide” e “Pier”.

Dante ci racconta che Pier delle Vigne, il consigliere di Federico II di Svevia, venne accusato ingiustamente di infedeltà e costretto a subire gli inganni dei cortigiani, e ciò lo portò al suicidio. Anche il Poeta prende le distanze da quelle accuse, tanto che il personaggio non è collocato nel girone dei traditori; piuttosto, in quello dei suicidi, girone in cui l’anima è costretta a rimanere per sempre all’interno di un albero nella selva.

Questa triste vicenda viene trasportata a distanza di secoli ai giorni nostri da Murubutu e Claver Gold: Pier, nella loro canzone, è un ragazzino che vive la sua realtà non tra le mura di una corte ma tra quelle della scuola, e si approccia ai social network, subendo ogni giorno episodi di cyber bullismo che saranno poi la causa del suo suicidio.

I due rapper mettono in rima questo episodio unendo la storia e la vita, la finzione letteraria e la realtà:

Quindi mamma, scusa tanto, non sono felice

Il mio cuore prende il largo da ogni sguardo ostile

Nella stanza, sul mio banco, all’alba giù in cortile

Oggi non ci sono più, c’è un albero di vite.

Il Pier della Divina Commedia e quello moderno si distanziano di secoli e secoli, eppure ciò che li accomuna è tutt’altro che lontano dalla nostra realtà: entrambi ricorrono al suicidio per rispondere all’emarginazione sociale in cui si trovano costretti a vivere.

Un altro caso interessante è quello di Taide. Percorrendo la seconda bolgia, dove sono puniti i lusingatori, Virgilio indica a Dante una donna ricoperta di letame che si graffia disperata, per l’eternità: si tratta di Taide, una cortigiana vissuta al tempo di Alessandro Magno.

Questa donna è anche la protagonista di una commedia di Terenzio, l’Eunuchus, in cui lei stessa rappresenta un dono che si scambiarono due uomini. Uno dei due chiede all’altro se fosse riconoscente per il dono fatto, e questo risponde “moltissimo”; risposta che Cicerone, nel “De Amicitia”, dice essere esempio di piaggeria e adulazione fine a se stessa.  

Dante apprende e studia queste vicende, ma va incontro ad un fraintendimento: attribuisce a Taide la risposta lusingatoria, facendola diventare esempio dell’adulazione femminile.

Murubutu e Claver Gold, dal canto loro, riqualificano la figura di Taide:

Oggi in centro Taide ha visto un uomo

Che correva lungo ad una strada

Raggiungeva una ragazza sola e un suono

Taide guarda bene mentre lei lo chiama

Intorno a loro tutto si fa sfondo

Il cuore al trotto inonda e rende i loro baci

Lei che per baciare chiede il doppio

Che darebbe per un bacio gratis.

I due artisti raccontano questa vicenda e Taide non è più una prostituta adulatrice, ma una donna che non sa amare e che desidera l’amore più di ogni altra cosa.

In occasione dei 700 anni dalla sua morte, è bene ricordare che Dante, oltre a essere il Sommo Poeta e protagonista della sua stessa opera, era ancor prima un uomo, che, come tutti gli uomini, era succube delle proprie passioni, ed una tra queste era indubbiamente l’amore per la propria patria. Nella sua biografia assistiamo a un’evoluzione, che parte dal forzato abbandono della sua amata Firenze. L’Inferno, la prima cantica della Divina Commedia, è la rappresentazione metaforica dell’inferno che Dante ha realmente vissuto nella sua sfera personale, tra il 1306 e il 1309. Allo stesso modo la seconda cantica, il Purgatorio, viene scritta dal poeta quando era viva la speranza di poter rientrare a Firenze.

Da questo emerge un Dante-uomo che non è in fondo così lontano dalla nostra realtà. A chi non è capitato, soprattutto in questo periodo, di sentirsi smarriti e di sentire la necessità di incamminarsi alla ricerca unicamente di se stessi?

Dante inizia il suo viaggio con paura e smarrimento, e affronta la profonda ed eterna notte infernale pronto a scalare la montagna della redenzione, nonostante costi fatica e sofferenza, con il desiderio nel cuore di rivedere le stelle.

Il periodo storico che stiamo vivendo è pieno di contraddizioni, di distacco dall’altro e dalla realtà; il percorso da fare sembra infinito e pieno di ostacoli, ma Dante ci insegna che a un certo punto, dopo tanto dolore e sofferenza, ognuno di noi potrà guardare il cielo ed esclamare con fierezza: dopo tanta fatica, “uscimmo a riveder le stelle”.

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