Spostamenti vietati, ma solo se non porti denaro (all’estero)

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Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca (incluse isole Faer Oer e Groenlandia), Estonia, Finlandia, Francia, (inclusi Guadalupa, Martinica, Guyana, Riunione, Mayotte ed esclusi altri territori situati al di fuori del continente europeo), Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi (esclusi territori situati al di fuori del continente europeo), Polonia, Portogallo (incluse Azzorre e Madeira), Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna (inclusi territori nel continente africano), Svezia, Ungheria, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Australia, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Ruanda, Singapore, Tailandia.

Non è un semplice elenco da atlante geografico, ma l’elenco C dell’allegato 20 al dpcm 2/3/2021, che definisce in quali paesi sarà possibile recarsi per ragioni turistiche durante la Pasqua. 

Perché, per quanto possa sembrare paradossale, mentre il Paese si prepara alla zona rossa nel weekend e si discute di un ulteriore prolungamento del divieto di zone gialle in Italia fino al 30 aprile, gli italiani hanno limitazioni più o meno incisive nel raggiungere le seconde case (in Alto Adige, Campania, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Sardegna) e negli spostamenti tra comuni per una passeggiata con gli amici, ma potranno benissimo organizzare un viaggio in Svezia e vedersi lì, o addirittura unirsi ai viaggi organizzati dai tour operator. Nessuno li disturberà.

Il governo minimizza sull’entità di questa emorragia che ha raggiunto gli aeroporti parlando, come sempre, di polemica inutile in un momento cruciale per le sorti del paese, ma non può non arrivare l’indignazione di chi vive di turismo: “Gli alberghi e tutto il sistema dell’ospitalità italiana sono fermi da mesi, a causa del divieto di spostarsi da una regione all’altra. Non comprendiamo come sia possibile autorizzare i viaggi oltre confine e invece impedire quelli in Italia”, così afferma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. 

Del resto si parla di un settore che, oltre al danno derivante dall’insufficienza (da loro stessi denunciata) dei fondi stanziati col decreto ristori, subisce adesso la beffa di dover assistere impotente alla fuga della potenziale clientela e delle relative risorse verso l’estero.

Nel frattempo la frustrazione sale dietro la spinta di chi, dopo un anno, sente ancora parlare di restrizioni come panacea di tutti i mali, salvo poi notare che la loro validità si attesta solamente per chi non può permettersi, per esigenze di tempo o denaro, di prendere un aereo per qualche destinazione turistica straniera. Di questo cortocircuito molti italiani hanno, in maniera logica ed ineccepibile, tratto vantaggio per riaprire le valigie; come biasimare, del resto, chi cerca oltre confine quel minimo di respiro dalle chiusure che al momento è loro precluso (paradossalmente) in patria.

Spostamenti vietati, dunque, per coltivare e mantenere le essenziali relazioni affettive distanti a volte anche pochi chilometri in un’altra regione, ma consentiti se si vuole viaggiare in giro per il mondo. Il discrimine tra lecito ed illecito, ancora una volta, sta tutto nel volume del portafogli che ci si porta dietro. Risulta difficile, d’altronde, trovare una ratio in questo genere di provvedimenti che non trovi origine nel solito problema della totale irrilevanza, nella ponderazione degli interessi in gioco operata dai tecnici, di fattori che vadano oltre l’economia, del disinteresse totale verso le conseguenze psicologiche e culturali derivanti dalle restrizioni, testimoniato pienamente dall’assenza nel CTS di esperti del settore.

Senza dimenticare le continue promesse di riapertura puntualmente non mantenute, ultima, ma solo cronologicamente, quella dei teatri prevista per il 27 marzo in zona gialla (salvo poi cancellare con decreto le zone gialle!) che non fanno altro che aumentare la sfiducia nelle istituzioni dei cittadini, ormai sordi di fronte al proclama di vaccinazione massiva entro giugno il cui esito, si teme, potrebbe non essere diverso dai precedenti, considerato l’attuale ritmo della campagna vaccinale e le difficoltà dovute alla totale impotenza degli stati di fronte agli oscuri contratti stipulati con le case farmaceutiche, che continuano a non rispettare le tempistiche e si ostinano a non cedere le licenze di produzione.

Perché per quanto il dibattito pubblico continui, totalmente alienato dalla realtà, a concentrarsi sul quella sparuta minoranza di capri espiatori novax, la stragrande maggioranza del paese desidera solamente vaccinarsi e malsopporta che ulteriori restrizioni alla propria libertà vengano imposte per le insufficienze statali nell’approvvigionamento.

L’auspicio è che il governo prenda esempio da Angela Merkel e riconosca i propri errori ponendovi rimedio, del resto può capitare anche al “governo dei migliori” di sbagliare, per quanto la critica nei suoi confronti appaia ogni giorno più ovattata.

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Davide Scalia

Nato a Catania nel non ancora troppo lontano 1998.
Nel 2016, conseguita la maturità classica presso il "Gulli e Pennisi" di Acireale, ho pensato bene di iscrivermi a giurisprudenza.
Credo nel valore civico di una cultura non elitaria, accessibile a tutti e slegata da logiche di mercato, oltre che nella "Buona Novella".
Dico cose di sinistra ma spesso mi danno del fascista, a quanto pare sono bipartisan.