La cultura e i suoi diritti al Catania Book Festival 2021

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In questo anno insolito, tra zone colorate e coprifuoco senza perdono, la città di Catania ha l’onore di ospitare la seconda edizione del Catania Book Festival, il Festival del Libro e della Cultura. Saranno le braccia della Galleria d’Arte Moderna di Catania (GAM) ad accogliere questo evento di ampio respiro, dal 21 al 23 Maggio 2021. La Galleria è situata nei locali che prima ospitavano la Chiesa e il Monastero di Santa Chiara, in via Castello Ursino, ed è ricordata anche per essere stata il luogo in cui Giovanni Verga, nel 1871, ambientò il suo romanzo epistolare “Storie di una capinera”. Un luogo suggestivo, che racchiude secoli di storia, arte e cultura, e che si presta a ricevere eventi culturali tra loro eterogenei.

A tracciare i contorni e gli obiettivi del CBF 2021 è Simone Dei Pieri, organizzatore del Festival, e partigiano di una battaglia sociale: la cultura a portata di tutti.

Tutela dei diritti civili, politici e sociali: questo uno dei temi a cui il CBF 2021 è legato da un invisibile file rouge. Qual è il motivo della scelta?

In realtà penso che sia un errore dividere le due cose, come se la cultura stesse da un lato e i diritti stessero dall’altro. Diritti e cultura sono, e devono essere, intrinsecamente legati: non c’è l’uno senza l’altro. Se pensiamo alla cultura come una cosa da salotto si fa fatica ad immaginarli insieme, ma la cultura è qualcosa di diverso. Permea le giornate di tutti, e senza diritti non va da nessuna parte. Quindi, coinvolgere alcune delle tantissime associazioni che in Italia e nel mondo combattono per questo è qualcosa per noi di essenziale. Abbiamo dei temi importanti che oggi, nel 2021, devono essere al centro dell’attenzione di tutti.

Arcigay, Amnesty International e Legambiente: tre grandi attrici nel mondo della tutela dei diritti. Lo scambio osmotico di pensieri e ideali tra queste e la città di Catania, quale effetto vi aspettate che produca?

Sicuramente un primo obiettivo è quello di non dividere cultura e diritti. Purtroppo, questo pensiero appartiene a molti, e va assolutamente sdoganato. Come festival siamo nati in un periodo della storia piuttosto difficile, il 2019, uscendo da una crisi economica ed entrando in una crisi pandemica, che causa a sua volta una nuova una crisi economica: diciamo che siamo nati sotto le bombe. Questo, se da un lato è complicato da gestire, dall’altro ci dà la possibilità di osservare meglio quelli che sono i temi di questo secolo. Un secondo obiettivoprincipale è dar loro visibilità, in quanto il festival è una cassa di risonanza enorme che attira migliaia di partecipanti. In questo modo, trattando dei temi in maniera anche trasversale, si possono coinvolgere sia giovani che adulti. Chi viene al festival per un motivo, può entrare nel vivo di questo, e sfruttare le opportunità che il festival gli mette a disposizione.

Il CBF 2021 sembra farsi attraversare anche dalle parole innovazione e imprenditoria. In che modo i progetti portati avanti da Youth Hub Catania si inseriscono nel contesto del festival?

È il c.d. momento delle start-up, un periodo storico in cui chiunque, con un po’ di inventiva e tanto impegno, può creare qualcosa. Youth Hub è un’associazione che da anni a Catania mette insieme un ecosistema imprenditoriale con un ecosistema studentesco. Porta studenti e studentesse all’interno delle aziende, porta gli stessi a scoprire cosa vuol dire innovazione, e di innovazione abbiamo bisogno in questo secolo. Ed è proprio su questo fronte che noi vogliamo calcare la mano, attraverso la presenza al festival di queste realtà.

Potremmo definirlo un festival polivalente, che non si riduce a mera attività divulgativa?

Più che polivalente, poliedrico. Nel senso che ha tante facce, già da quando siamo nati abbiamo tenuto a rivendicare questo aspetto pop dell’evento. Tutti ci hanno subito appellato per il tipo di ospiti che avevamo, da fumettisti a musicisti indie, ospiti che qualcuno non si aspetterebbe di vedere ad un festival culturale. Per noi invece sono il centro del festival culturale, perché rappresentano la cultura pop nel senso autentico del termine, cioè la cultura popolare. Se devo coinvolgere i giovani, non gli posso dire che la cultura è un mattone da 20 kg. Quella sì, è una parte importante, ma dobbiamo anche essere realistici e creare un altro filone di narrativa oltre i classici, che restano comunque fondamentali.

Possiamo fare di più, e andare oltre. Far vedere che la cultura è fatta di grandi autori, di grandi classici, ma è fatta anche di qualcosa che può essere diverso e divertente. In questo non ci siamo mai nascosti, anzi, lo abbiamo rivendicato con orgoglio, anche subendo qualche critica sullo stile, che ovviamente non è tradizionale.

La situazione pandemica in che modo ha ostacolato l’organizzazione di questo festival?

Per noi è stato uno spunto in realtà. Abbiamo dovuto fin da subito, dalla prima edizione, riprendere in mano la programmazione. Con il fatto di aver dovuto pensare dall’inizio al rispetto di protocolli, alle normative e ad altri aspetti tecnici delicatissimi, diciamo che il battesimo di fuoco lo avevamo già passato. Tra l’altro l’anno scorso, ad Ottobre, siamo stati inseriti all’interno di uno studio IPSOS tra i festival italiani dell’era Covid-19, e siamo stati citati quale esempio virtuoso. Ora stiamo lavorando per realizzare un festival che sia sicuro, che permetta a tutti di partecipare in modo sereno. La nostra priorità è garantire la sicurezza ai partecipanti, e portare una novità all’interno del panorama: un festival culturale ad ampio spettro.

Non solo Guerra e pace, dunque, ma anche qualcosa di più stuzzicante per i giovani di oggi.

Insomma, un Festival del Libro e della Cultura pieno di risorse, che vuole dare una risposta alle esigenze dei tempi contemporanei.

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