Viaggio all’interno della RAI: dai primi casi di autocensura ad oggi

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Censura, linea editoriale, conformità ad un sistema e indignazione, queste le parole centrali degli ultimi giorni, che hanno visto Fedez il protagonista di una lotta politica e mediatica contro la Lega e la RAI. La prova più evidente di quanto accaduto è la registrazione della telefonata tra Fedez e i tre conduttori del concerto, l’organizzatore, un autore e la vicedirettrice di RAI3, che si mostrano sprovveduti, inconsapevoli sul da farsi e “vittime” di un sistema più grande di loro. 

Rimandando ad altra trattazione l’analisi contenutistica del discorso di Fedez, astraendo dunque dalla sfera politica, notiamo come dalla telefonata integrale si evinca una completa incompetenza del personale RAI, che si è trovato sprovvisto di mezzi dinanzi alla situazione, nel tentativo di difendere la linea editoriale ed evitare che venisse a configurarsi un caso di censura. 

La differenza tra linea editoriale e censura non è meramente terminologica, volendo intendere la prima i parametri di lavoro a cui intende uniformarsi una redazione giornalistica o televisiva, con la conseguenza della legittima possibilità di sottoporre a lettura testi prima della loro pubblicazione; la censura, invece, costituzionalmente illegittima, prevede la sottoposizione a controlli preventivi di testi con lo scopo di permetterne o vietarne la pubblicazione. Di fatto, Fedez ha comunque letto il suo discorso sul palco del concerto del 1° maggio, senza essere sottoposto a censura. Il problema infatti sorge nel momento in cui la linea editoriale RAI è solo lo schermo di una più profonda autocensura, ossia la limitazione che giornali o giornalisti s’impongono, per decisione autonoma e per motivi vari, senza pressioni esterne, nella diffusione di alcune informazioni; o il rispetto di determinati limiti e vincoli che organizzatori e realizzatori di pubblici spettacoli si propongono, per evitare reazioni negative o per altre ragioni di opportunità. 

L’assenza di pressioni esterne deriva dalla costante presenza di autolimitazioni interne. 

Per essere chiari, bisogna guardare alla composizione degli organi di amministrazione e di controllo della RAI. La legge n. 220/2015, “Riforma della RAI e del servizio pubblico radiotelevisivo “, stabilisce che il Consiglio di Amministrazione RAI si componga di sette membri, di cui quattro nominati da Camera e Senato, due dal Governo, e uno dall’assemblea dei dipendenti, in carica per tre anni, rinnovabile solo una volta. Il sistema così disposto, non può che favorire la definizione di una linea editoriale alla cui base si pongono principi necessariamente in accordo con la linea politica parlamentare. È chiaro che, una volta nominato Il Consiglio di Amministrazione RAI in modo che rispecchi lo schieramento politico-ideologico di Camera e Senato, non ci si può aspettare che le informazioni che passano attraverso i canali Rai siano depoliticizzate, così come tutti gli spettacoli televisivi. Emblematico, in questo senso, Sanremo. 

Dando un’occhiata al regime previgente, definito dalla legge Gasparri, n. 112 del 3 maggio 2004, si stabiliva che i membri del CDA della RAI fossero nominati mediante voto di lista; liste presentate da soci che rappresentassero almeno lo 0,5% delle azioni e aventi diritto di voto nell’assemblea ordinaria, riconoscendo, inoltre, al Ministero di economia e finanze di proporre una propria lista, con un numero di candidati pari al numero di azione possedute dallo Stato, e formulate sulla base delle delibere della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e delle indicazioni del Ministero dell’economia e delle finanze. Si noti, dunque, come l’intervento statale, in quanto socio della RAI, sia sempre stato preponderante e sia diventato, con il corso del tempo, sempre più invasivo. 

È chiaro che i membri del CDA, nominati per merito dell’appoggio politico del Parlamento, una volta eletti, decidono di mantenere una linea editoriale conforme alle preferenze politiche dei partiti di maggioranza, sia per ragioni di gratitudine, che per ragioni di opportunità. 

Il CDA ha sempre mantenuto questo atteggiamento di basso profilo, tanto che il caso Fedez non sia configurabile come una novità.

Tra i primi a risentire delle conseguenze del sistema di autocensura, vi furono Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello che, nella trasmissione “Un due tre” del 1959, decisero di mettere in scena uno sketch comico che rappresentasse un episodio accaduto qualche giorno prima, che vedeva protagonista l’allora presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, caduto per errore da una sedia; questo bastò a far interrompere il contratto con la RAI. Nel 1961 fu imposto alle gemelle Kessler e all’intero corpo di ballo di indossare calze a maglie nere coprenti per non mostrare le gambe. Non possiamo non ricordare, in questa sede, il Festival di Sanremo 1981, cui Massimo Troisi decise di rinunciare perché in disaccordo con l’imposizione da parte della RAI di non toccare argomenti come religione, politica, terremoto e terrorismo. Per non dimenticare che anche Mario Riva, Giorgio Albertazzi, Don Milani e Pierpaolo Pasolini, Cesare Musatti, Cesare Zavattini furono sottoposti a censura. Ancora: Mina, cacciata dalla RAI nel 1963, dopo che si seppe della sua gravidanza fuori dal matrimonio; Elio E Le Storie Tese, Diego Fusaro. Cantanti, attori, attrici, ballerine, filosofi, psicoanalisti, vittima di un sistema che si censura da sé e che non ha intenzione di smettere. 

Mercoledì 12 maggio, presidi dinanzi a molte sedi RAI hanno chiesto un Consiglio di amministrazione autonomo, indipendente e di alto profilo, tramite il coinvolgimento di tutti e tutte in un confronto pubblico e aperto su fini, missioni e obiettivi del Servizio pubblico, prima della prossima nomina del CDA. 

Nell’attesa che qualcosa cambi, paghiamo tutti il Canone RAI.

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Rebecca Leonardi

Nata a Catania il 10/03/2001.
Diplomata con lode presso il liceo classico Nicola Spedalieri di Catania.
Studentessa di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura in tutte le sue declinazioni.