La matricola 11700 è salva: a che punto siamo adesso? 

Dal mancato accordo SIGI-Tacopina alla delusione a Pagani. Ma il Catania può ancora far bene

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Il Retroscena e le parole di Tacopina

A seguito dell’inaspettato naufragio della trattativa SIGI-Tacopina finalizzata all’acquisto del club etneo, in favore dell’avvocato italo-americano, la possibilità di dispensare il Calcio Catania in modo definitivo da un rovinoso fallimento è caduta a picco. Intanto la SIGI, che da tempo è soggetta a forti pressioni e consistenti difficoltà economico-strutturali, nel mese di giugno ha lanciato un appello tramite i suoi canali social, nel quale chiedeva un aiuto finanziario ai tifosi e simpatizzanti rossazzurri, mediante dei contributi volontari destinati alla Società. L’iniziativa dal nome “Uniti per il Catania” era tesa a snellire i debiti economici contratti dalla SIGI, estinguerli e permettere così, entro il 28 giugno, di disporre delle condizioni minime per iscrivere il Calcio Catania al Campionato di Serie C 2021/2022.

Tra voci perplesse e incredule, la risposta dei sostenitori non si è fatta attendere: nonostante il lungo e concitato dibattito tra coloro i quali credevano fermamente nell’impossibilità che il Catania, date le condizioni disperate in cui versava, fosse in grado di sostenere l’annata di Serie C e chi tra i più affezionati, invece, non aveva intenzione di rinunciare all’ultra-settantennale storia del Calcio Catania simboleggiata dalla Matricola 11700, la tifoseria catanese ha mostrato di possedere grande reattività. Sono stati effettuati più di mille bonifici da parte di coloro che hanno conservato un impagabile senso d’appartenenza, di cuore e passione ma anche di attaccamento alla tradizione, mobilitandosi in modo consistente per la salvezza della propria squadra. 

Spicca, fra questi, la tifoseria organizzata della Curva Nord, che in quei giorni difficili ha dato vita a un punto di raccolta per chiunque volesse prendere concretamente parte all’iniziativa. Non passa inosservato, poi, il contributo di Marco Biagianti, ex capitano rossazzurro ancora fortemente legato alla città di Catania (dove tuttora vive) e alla storia del Club. Con grande stupore e altrettanto sollievo, il 28 Giugno la SIGI ha reso noto di “aver espletato nei tempi previsti tutti gli adempimenti legali, economico-finanziari, infrastrutturali sportivi e organizzativi stabiliti dalla normativa relativa alla concessione della licenza nazionale”

Il Calcio Catania è fuori pericolo: l’iscrizione al campionato non è più un’incognita ma, piuttosto, una certezza raggiunta; specificatamente, nella giornata dell’8 luglio, quando la COVISOC ha concesso il proprio benestare al riguardo.

In una situazione così intensa e incerta, anche la Città di Catania non si è fatta trovare impreparata: il Presidente del Sindacato balneare di Confcommercio catanese, Ignazio Ragusa, ha promosso una raccolta fondi tra gli stabilimenti del capoluogo etneo. Dopo consecutivi sforzi, l’obiettivo tanto agognato è stato raggiunto. Si tratta di un nuovo inizio, una vera e propria vittoria. 

Sì, ma non per tutti.

La voce fuori dal coro che stride con l’entusiasmo della città dell’elefante è, prevedibilmente, quella di Joe Tacopina, il quale non si è risparmiato in quanto a critiche verso la SIGI e si esprime anche in merito all’iniziativa lanciata da quest’ultima sui social: “La richiesta fatta ai tifosi del Catania è tanto scioccante quanto rivelatrice”, afferma nella lettera di accuse, di cui è autore, pubblicata all’indomani dell’iniziativa della Sport Investment Group Italia. “Questa richiesta è piuttosto allarmante in quanto solo ora la SIGI ha rivelato di non avere il denaro necessario per sostenere il Calcio Catania. A questo punto mi pongo una domanda, qual era il (loro) progetto quando hanno acquistato il Catania e perché si sono assunti l’enorme responsabilità di gestire il club senza avere i fondi necessari? I soci SIGI invece di chiedere del denaro a persone che lavorano duramente, dovrebbero fare ciò a cui sono eticamente e legalmente obbligati, ovvero versare i soldi loro stessi […] L’unico ad aver versato una sostanziale somma di denaro è stato Gaetano Nicolosi (azionista di maggioranza in SIGI e attuale presidente del Calcio Catania, ndr.) anzi, Gaetano Nicolosi e io.”

Tacopina fa qui riferimento agli 800.000 dollari che aveva versato al Calcio Catania al fine di dare concretezza ai progetti pensati per questa piazza: innanzitutto prevenire il fallimento, ma ha parlato anche del possibile progetto di un nuovo stadio e l’ambizione della Serie A entro 5 anni. Dopo il mancato accordo, queste prospettive sono sfumate. Infatti, l’offerta di Tacopina per l’acquisto del Catania era vincolata alla riduzione dei debiti contratti dalla società per una cifra pari a 15 milioni di euro: “Quando ci avvicinavamo al closing, continuavano a mancare questi documenti (che provassero la riduzione del debito, ndr.) e ancora oggi non vi è prova che la riduzione a 15 milioni sia avvenuta”, dichiara ai microfoni di “Calcio Catania.Com” il 22 giugno scorso. Ai quali aveva, poi, chiarito che se anche la SIGI avesse offerto il Catania a costo zero, lui non avrebbe comunque accettato:“Non è gratis acquistare un club che ha 60 mln di debiti”. L’ipotesi Tacopina sembra essersi definitivamente conclusa. Attualmente, infatti, l’avvocato italo-americano è diventato non solo nuovo proprietario ma anche presidente della SPAL e si dice soddisfatto della sua scelta avanzando molti progetti per il Club ferrarese.

Il Catania Oggi:

Di certo l’ipotesi Tacopina avrebbe potuto aprire un grande spiraglio e regalare finalmente un nuovo inizio alla società e alla squadra. Il Sindaco Pogliese, intervistato pochi giorni fa da Futura Production, afferma: “Mi auguro sinceramente che ci possano essere nuovi investitori, sono grato agli eroici imprenditori della SIGI […] ma c’è la necessità di nuovi investitori, con nuove risorse perché la situazione debitoria è delicata e importante”. 

Ancora oggi, infatti, la società etnea si dimena tra rilevanti difficoltà finanziarie tanto che, da qualche giorno, si paventa la possibilità di concedere ai privati parte di Torre del Grifo. Il commento su “La Sicilia” di Nicola Le Mura, Amministratore Unico, su questa possibile prospettiva è il seguente: “Abbiamo ricevuto delle richieste e da qualche giorno stiamo anche vagliando una proposta seria per dare in affitto il centro polifunzionale […]. C’è bisogno di uno sforzo economico immediato”, riflette.

Come se non bastasse poi, il clima in casa Catania e il rapporto con i suoi sostenitori non è dei migliori: circa una settimana fa, ancor prima della dichiarazione di Le Mura, Giovanni Palma, il Consigliere D’amministrazione della SIGI è intervenuto nella trasmissione “Corner” sostenendo con fermezza che “i tifosi devono pensare a tifare”, rivolgendosi alla precedente gara in casa contro il Fidelis-Andria, dove il numero di paganti non ha soddisfatto le sue aspettative. Continua, poi, asserendo che i sostenitori rossazzurri non devono curarsi delle questioni societarie o finanziarie. Queste parole tuonano in un cielo non particolarmente sereno, suonando quasi come un’accusa nei confronti dei tifosi. Azzardato l’intervento di Palma e decisamente fuori contesto: è coraggioso rivolgersi in questi termini a coloro che hanno permesso, in parte, di preservare il Catania da un possibile fallimento senza, per di più, disporre di alcuna certezza in merito sul futuro prossimo della squadra. Si sa, la piazza catanese è da sempre stata molto singolare e non poco pretenziosa: non si parla in modo semplicistico di “tifosi”; per molti di essi, infatti, il Calcio Catania è una fede.

Tralasciando queste vicende, occorre riconoscere che nonostante le difficoltà, la società etnea abbia messo a segno delle interessanti operazioni di mercato tra le quali emerge quella di Leon Sipos, centravanti classe 2000 acquisito a titolo temporaneo. Il croato si è fatto già notare mettendo a segno una doppietta che ha permesso al Calcio Catania di conquistare la prima vittoria in campionato. Di personalità, veloce e agile, Sipos sembra avere le carte in regola per diventare un vero e proprio fuoriclasse. Ma le buone notizie non finiscono qui: l’attesissimo e sperato ritorno di Kevin Biondi, classe 1999, cresciuto nella giovanile etnea, è diventato realtà. Dopo 6 mesi in nero-verde, che lo ha ceduto con formula di prestito, il centrocampista indossa nuovamente la maglia rossazzurra con dietro stampato il 10: un importante numero coincidente con le aspettative che la piazza nutre su di lui. Ricordiamo infatti che, in precedenza, ha realizzato 6 reti in casa Catania. Kevin può incidere in modo determinante sull’assetto della squadra, specialmente in fase di costruzione di gioco, ma occorre dargli tempo e fiducia: Biondi può far bene.

L’amara delusione a Pagani

L’entusiasmante scia regalata dalla vittoria in casa contro il Fidelis Andria, subisce un pesante arresto a danno dei ragazzi di Mister Baldini. Da Pagani si torna a casa con la frustrazione di una sconfitta immeritata. Immeritata, sì, perché tralasciando la superiorità numerica non sfruttata a dovere dai rossazzurri a seguito dell’espulsione di Sussi: doppio giallo per intervento irregolare su Russotto in area e dal clamoroso errore di Ceccarelli del tiro dal dischetto concesso a seguito dell’intervento falloso, si può certamente dire che il Catania, specialmente nei primi 45 minuti, abbia tenuto il gioco. Dopo il rigore sbagliato la squadra ha perso fiducia e vitalità. Gli interventi mai errati di Baiocco, migliore in campo, poi, non hanno permesso di trovare la porta nonostante le diverse occasioni da goal. Al 70’ la rete di Diop non concede agli etnei alcuna possibilità di guadagnare almeno 1 punto e dare concretezza alle occasioni create.

Dalle prime 3 partite di campionato, 1 vittoria e 2 sconfitte è senz’altro evidente che al Catania manchi quella “cattiveria” in più che le consenta di non farsi schiacciare dagli avversari e di concretizzare le azioni sotto porta. È vero, però, che ci troviamo ancora all’inizio del campionato, non dimenticando che la squadra è in fase di assestamento, specie dopo le vicende a cui è stata sottoposta. Il Catania può diventare una squadra pericolosa: serve più cinismo e una linea di indirizzo più marcata. Forse è ancora presto per dare vita a verdetti. Per ottenere dei buoni risultati e continuità occorre attendere. Certo, a seguito dell’eliminazione in Coppa Italia l’ottimismo stenta a resistere, ma non bisogna gettare la spugna, specie in un campionato come quello di Serie C.

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Carla Marino

Sono una studentessa universitaria di 20 anni. Sono di Catania e frequento il primo anno di Scienze Politiche indirizzo " Storia,Politica e Relazioni Internazionali". Mi interessano i grandi temi d'attualità e faccio parte della ONLUS "Comunità di Sant'Egidio".