Le battute finali del Catania Book Days: “X”

La storia di Valentina Mira

4' di lettura

Si è da poco conclusa la Rassegna “Catania Book Days”. A seguito di una settimana ricca di incontri, il 24 settembre, penultimo giorno riservato all’iniziativa a firma “Catania Book Festival”, è stato presentato “X” di Valentina Mira, presso “Isola Catania”. Il primo romanzo pubblicato, ma non il primo a essere scritto dall’autrice romana. Romanzo che fornisce importanti e preziosissimi spunti di riflessione, specie se rapportato alla società in cui viviamo oggi. Sono stati infatti tantissimi i temi protagonisti, insieme ad altrettante osservazioni, all’interno del dialogo con la moderatrice Alessia Sapienza, che meritano di essere affrontati in questo articolo con rispetto e altrettanta onestà.

“X è un romanzo e una lettera. Valentina scrive al fratello con cui non parla da anni per raccontargli quello che ne è stato di lei e soprattutto quello che non ha avuto il coraggio di dirgli in passato. Torna all’estate del 2010, l’estate della sua maturità. C’è una festa, alcol e nelle casse la musica degli ZetaZeroAlfa, band di riferimento di CasaPound.

La musica l’ha messa G., amico di tutti lì, anche di Valentina, ottimo studente della scuola cattolica nonostante la celtica al collo (è pur sempre una croce, del resto, e in quell’ambiente non è grave quanto un orecchino indossato da un ragazzo). G. quella notte diventa uno stupratore. Uno stupratore normale in un quartiere normale di un paese normale: nessun mostro, nessuna martire, nessun livido, solo un po’ di sangue sul letto. Valentina non lo denuncerà mai.

Esattamente come il novanta per cento delle donne che sono state violentate, quel danno resta taciuto per anni. Con un’unica eccezione, un solo confidente, suo fratello, che tuttavia non le crede. Al contrario, si allontana da lei e rimane amico di G., lo stupratore. Dopo quasi dieci anni Valentina decide di riprendersi la propria storia, di spezzare l’omertà e ribaltare la vergogna, dalla violentata al violentatore, restituendola a lui. È questo che ci racconta Valentina Mira in X: il tabù e lo stigma che accompagnano lo stupro, la violenza che porta a sentire il proprio corpo come estraneo. La necessità di una reazione. Scrive un canto di Natale per il fratello che non le ha creduto, lo porta indietro con sé in quella festa di molti anni prima, e poi nel presente in cui nulla funziona perché la violenza è sistemica e non una sfortunata eccezione, infine in un futuro che vede nel diritto a difendersi e ad aggredire l’unica via.”, scrive Fandango Libri, editore del Romanzo.

“X” sta a significare l’esistenza di strade diverse che si incontrano in un punto e che poi possono allontanarsi per incrociarsi nuovamente. Il riferimento al fratello è chiaro. Ma si parla anche di un’incognita, date le risposte che la ragazza non aveva e che la società ancora oggi non ha: “altrimenti non ci sarebbero più di 40.000 stupri l’anno in Italia e se il 90% non è denunciato, vuol dire che non c’è solo un problema di vergogna ma anche di sistema”, osserva. Ma c’è di più: Mira non tralascia il grave problema che incombe nel Nostro Paese, la tendenza a vittimizzare le donne che denunciano le violenze subìte come lo stupro.

Il libro racconta i fatti accaduti nel 2010, l’autrice ha cominciato a scriverlo nel 2019. 

Valentina afferma che non c’è stato un momento scatenante nel quale ha deciso di raccontare ciò che le è accaduto ma, allo stesso tempo, racconta di quanto, per lei, sia stato necessario farlo anche e soprattutto per dare contezza del contesto in cui è inserita la società attuale, nella quale si registrano continui e frustranti atti di violenza sulle donne (in riferimento ai dati riportati dalla “SIR” Agenzia di informazione, si ha che: “Nel 2020 più di 49 donne ogni 100mila si sono rivolte al numero verde 1522 perché vittime di violenza, 27 ogni 100mila nel 2019”. https://www.agensir.it/quotidiano/2021/8/9/violenza-sulle-donne-istat-in-italia-e-cresciuta-nel-2020-in-calo-i-femminicidi/ registrando un evidente aumento).

“E’ stato curativo scriverlo”, dice, “ma non è stato curativo pubblicarlo”, continua. Tale affermazione deriva dal fatto che, spesso, l’autrice è stata sottoposta a una serie di domande poco piacevoli e maschiliste.

Il dialogo prosegue e Alessia Sapienza recita una frase del libro, tratta da Harry Potter: “Chiamalo pure Voldemort, Harry. Bisogna chiamare sempre le cose con il loro nome”. L’importanza di “chiamare le cose con il proprio nome” è un elemento indispensabile per Valentina Mira, che lo esplicita in maniera diretta e concisa: “Se non chiami le cose con il loro nome che succede? Succede che, per esempio, le formazioni di estrema destra praticano sciacallaggio su corpi di donne giovani, vedi Pamela Mastropietro a Macerata. Le donne stuprate vengono utilizzate come propaganda”, riflette.

Ma è importante anche parlare della violenza sulle donne e non farla diventare un “tabù”. Ancor più importante, però, non è solo parlare ma è COME se ne parla: “In Italia alcuni dibattiti non ha senso farli, a me non viene in mente nessuno che abbia perso il posto di lavoro perché molestava le colleghe o le sottoposte”, riferendosi al fatto che, in Italia, ricamare parole e dibattiti sulla necessità di cambiamento legata alla maggiore tutela delle donne, ha ben poco valore se non è poi seguito da fatti concreti e pene proporzionate. 

Ma nel nostro Paese il problema è anche un altro, e Mira lo palesa in modo chiaro: “Il punto è: chi è pagato per parlare della violenza sulle donne, come ne parla?”. In riferimento al caso di Verona (https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/21_settembre_08/omicidio-chiara-ugolini-l-autopsia-colpita-piu-volte-killer-potrebbe-averle-fatto-bere-candeggina-1fa8609e-10ef-11ec-8b5c-1026937f8353.shtml)  dice: “Una giornalista di Repubblica ha iniziato l’articolo con la frase “bella e impossibile”, e tutto l’articolo verteva su di lei. Una pornografia del dolore spintissima. Si descrivevano tutti i comportamenti della donna: se aveva le mutande, se non le aveva. Perché? Se era in mutande a casa sua era una zoccola e quindi poteva essere uccisa? Le cose vanno chiamate con il loro nome”.

Queste considerazioni ci permettono di guidare i nostri pensieri e le nostre riflessioni in merito agli abusi e alla violenza sulle donne ma, soprattutto, di soffermarci sul MODO in cui queste tematiche vengono affrontate, soprattutto dai mezzi di comunicazione. 

La consapevolezza, infatti, ha inizio solo dopo un’adeguata informazione.

Il romanzo “X” di Valentina Mira contiene, senza alcun dubbio, delle interessanti prospettive in merito al tema trattato, frutto di chi ha subìto una violenza e che ha deciso di raccontarsi.

Nell’articolo qui pubblicato sono stati riportati alcuni stralci del dialogo avvenuto tra l’autrice e la moderatrice durante la presentazione del Libro “X” di Valentina Mira, in data 24 settembre 2021, nell’intento di riprodurre in modo, quanto più fedele possibile, i concetti, le idee e le riflessioni sviluppate dalle dirette interessate.

Si precisa che lo scopo dell’articolo è di natura puramente ed esclusivamente informativa.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
  •  
Carla Marino

Sono una studentessa universitaria di 20 anni. Sono di Catania e frequento il primo anno di Scienze Politiche indirizzo " Storia,Politica e Relazioni Internazionali". Mi interessano i grandi temi d'attualità e faccio parte della ONLUS "Comunità di Sant'Egidio".