Chiude l’Auchan: in 108 perdono il posto. Troppi centri commerciali a Catania?

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Il 30 aprile l’Auchan di san Giuseppe La Rena a Catania chiuderà. E’ ciò che emerge dall’incontro fra la catena di iper e supermercati e i sindacati. In cui si è anche confermato che nessun acquirente è interessato al punto vendita.

Pessima notizia per i 108 dipendenti, che, stando alla situazione attuale, tra meno di un mese si troveranno senza lavoro. “L’Auchan non possiede le credenziali necessarie per discutere la ricollocazione in altre aziende” e “mantiene le sole linee guide di trasferimenti al Nord e incentivazioni all’esodo”. I lavoratori e le lavoratrici adesso impegnati nelle proteste, a presidiare la galleria dell’ipermercato sono le vittime di questa vicenda. Di certo non ne risentiranno i consumatori. Come potrebbero?

A Catania e provincia c’è l’imbarazzo della scelta su dove fare la spesa, in quale centro commerciale andare. Catania, infatti, detiene un singolare primato: su 850mila metri quadrati di superficie di ipermercati in Sicilia, più di 700mila si trovano nella provincia etnea. Catania risulta anche la città con il più alto numero di centri commerciali, in Europa. E’ un dato singolare, su cui andrebbe aperta una riflessione. Il bacino d’utenza resta sempre quello (raccoglie 700mila persone), eppure nel giro di pochi chilometri, andando a memoria, coesistono “parchi” commerciali come ‘Le zagare’, ‘I portali’, ‘Le ginestre’, ‘Porte di Catania’, ‘Katanè’, ‘Etnapolis’, ‘Centro Sicilia’… E poi gli ipermercati e i supermercati: ‘Lidl’, ‘Eurospin’, ‘Famila’, ‘Coop’, ‘Carrefour’…

Non siamo economisti né imprenditori, ma è lecito supporre che un mercato del genere sia saturo. Così come è lecito sospettare che l’apertura di simili impianti sia l’occasione per un’attività speculativa forte (l’edilizia, gli appalti, la concessione delle licenze), attorno cui gravitano interessi e affari non del tutto chiari, non del tutto puliti.

La nascita di un nuovo centro commerciale può diventare un meccanismo di crescita del consenso nel territorio, capace di generare indotti e posti di lavoro. Studi recenti rilevano che la grande distribuzione commerciale (GDO) in Sicilia assorbe più occupazione di ogni altro settore: forse è anche così che si spiega la facilità con cui vengono concesse le licenze necessarie all’apertura di nuovi centri.

Indagini altrettanto recenti hanno messo in luce la possibilità che le organizzazioni criminali possano inquinare il settore della grande distribuzione: del Gennaio 2018 il sequestro di 41 milioni di euro a un imprenditore catanese e la chiusura di 18 supermercati a marchio ‘GM’, perché “ritenuto vicino al clan Cappello”. Nel 2017 la magistratura milanese ha individuato un’associazione per delinquere che otteneva “commesse e appalti di servizi in Sicilia” da ‘Lidl’ e ‘Eurospin Italia’ “attraverso dazioni di danaro a esponenti della famiglia mafiosa Laudani”, catanese. Il caso più eclatante è del 2010, quando Sebastiano Scuto, concessionario del marchio ‘Despar’, fu condannato per associazione mafiosa con il clan Laudani.

Ipermercatilandia’, così l’economista Centorrino ha ribatezzato Catania, non può essere un modello di sviluppo, ma solo di consumo. Il Mezzogiorno attraversa uno dei periodi più difficili della sua storia. Dati Eurostat evidenziano che più della metà della popolazione di Campania, Sicilia e Calabria è a rischio povertà ed esclusione sociale. La stessa agenzia calcola che il reddito per abitante in proporzione al costo della vita nel Mezzogiorno si assesta a livello della Lettonia, più indietro anche di Lituania e Ungheria. Bisogna che la città si stringa ai 108 lavoratori dell’Auchan. Catania, il Mezzogiorno non può permettersi di perdere neanche UN posto di lavoro. Potrebbe succedere che il giochino imploda, che la sovrapposizione parossistica di queste “cattedrali del consumo” collassi su se stessa: e forse allora dovremo inviare messaggi di solidarietà a ben più di 108 dipendenti.

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.