Vale sempre la pena rischiare per essere felici

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Sono passati esattamente 83 anni dall’incidente in cui Antoine de Saint-Exupéry, aviatore, fu costretto ad un atterraggio di emergenza su un deserto dell’Africa. Evento che lo ha portato ad incontrare il suo Piccolo Principe e, sei anni dopo, a scrivere su carta ciò che da lui aveva imparato, con la preghiera finale mossa ai suoi lettori che, se mai avessero incontrato il Piccolo Principe, avrebbero dovuto comunicargli del suo ritorno.

Per il 75° anniversario dalla sua pubblicazione, è bene celebrare questo capolavoro letterario con le parole dello scrittore italiano Francesco Russo: “Un libro per  “grandes personnes”- questo è certo- che ognuno dovrebbe far suo, con la speranza di vivere la propria vita da uomo vero, non dimenticando di guardare tutto ciò che è intorno con occhi di bambino”. Pubblicato all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, questo “libriccino” composto da appena 100 pagine, diventato uno dei libri più venduti (quasi 150 milioni di copie e tradotto in 250 lingue), rappresenta una denuncia mossa contro il mondo degli adulti, che hanno dimenticato troppo facilmente la loro fanciullezza, e che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Il Piccolo Principe diviene uno di quei libri che si leggono almeno 3 volte nella vita: da bambini, quando ancora non viene compreso; da adolescenti, quando si crede di averlo compreso; da adulti, quando (forse) lo si comprende.

L’attualità di questo libro non finisce mai perché attuale, oggi come allora, è l’importanza delle relazioni e dei legami, filo conduttore di tutta l’opera. I legami diventano la chiave su cui si fonda tutta la storia: il Piccolo Principe e l’aviatore, cioè l’autore; il Piccolo Principe e la rosa; il Piccolo Principe e la volpe; il Piccolo Principe e il serpente. Durante il suo viaggio il protagonista incontra vari personaggi e diventa consapevole di quanto ogni persona abbia bisogno dell’altro per definirsi: il geografo ha bisogno degli esploratori, senza i quali non saprebbe cosa scrivere; il re ha bisogno dei suoi sudditi, senza i quali non saprebbe di chi essere il re; il vanitoso non può essere tale senza ammiratori. In questi stessi personaggi è evidente come il mondo materiale abbia preso il sopravvento, facendo loro dimenticare il vero segreto della vita: il re incarna il desiderio di potere, ma allo stesso tempo ne dimostra la sua inutilità; il vanitoso rappresenta l’inutilità delle apparenze e della vanità; l’ubriacone mostra la debolezza degli uomini di fronte ai vizi; l’uomo d’affari, legato alle cifre, è colui che non capisce il valore reale delle cose. Ogni incontro si conclude sempre con la stessa affermazione del Piccolo Principe- “gli adulti sono decisamente strani”- che non comprende le assurdità del mondo degli adulti, che, presi dai loro affari e dalle loro cifre, non si accorgono del lato “vero” della vita.

Tutta la storia si sviluppa intorno al legame che il Piccolo Principe stringe con la sua rosa che ,così delicata, ha bisogno delle sue cure e delle sue attenzioni. E’ la delusione ricevuta dalla rosa che spinge il protagonista a partire, ma la scoperta della sua fragilità , del suo essere “effimero” lo porterà a capire quanto e perché la sua rosa sia così importante, fino alla decisione del suo ritorno, scaturita dalla consapevolezza che la rosa ha bisogno di lui per vivere, che una volta stabilito un legame, la vita dell’ “altro” è in parte dipendente dalla nostra.

Il personaggio della volpe si rivela fondamentale in questo trattato sulle relazioni e sul valore dell’amicizia, che per lei vuol dire “essere addomesticata” e per il Piccolo Principe prendersi cura della sua rosa. La volpe svela al nostro piccolo viaggiatore cosa comporta creare dei legami: qual è il rischio, qual è il vantaggio. “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.” E’ non è forse questa la paura che abbiamo noi tutti oggi? Correre il rischio. Amare significa timore, delusione, tristezza, rabbia ma vuol anche dire comprensione, passione, reciprocità, felicità. Amare vuol dire rischiare di rimanere soli, ma anche rischiare di essere felici. E dove sta la felicità se non nel rischio? Nella consapevolezza di esserci riusciti nonostante le difficoltà?

La volpe apre gli occhi al Piccolo Principe e gli svela il vero potere dell’amore: “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. (…) Io sono per te un volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”“Addomesticare”, ovvero creare dei legami, sta alla base dell’amore e dell’amicizia: ciò che differenzia una persona dall’altra è la relazione che costruiamo con quest’ultima, dedicandole tempo e attenzioni, conoscendo i suoi punti di forza e le sue debolezze, accettando i suoi pregi e, soprattutto, i suoi difetti.  Tutto ciò, ovviamente, implica la possibilità della sofferenza, che può essere causata da una rottura o da un distacco, come nel caso della volpe. Ma ne varrà comunque la pena, perché avremo sempre guadagnato qualcosa.

La volpe svela un ultimo segreto al Piccolo Principe prima di andarsene: “è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”. Solo allora il nostro piccolo protagonista si rende conto che la sua rosa è realmente unica al mondo; che anche in un giardino pieno di rose, nessuna di esse sarà mai come la sua; che è proprio il tempo speso a prendersene cura e a darle attenzioni, che l’ha resa importante per la sua vita. Cosa, se non le azioni, ci legano a qualcuno? Cosa, se non il ricordo di ciò che facciamo per loro e di ciò che loro fanno per noi, ci spinge a tornare sempre? Proprio come torna il Piccolo Principe, nonostante il “cattivo carattere” della sua rosa, nonostante le bugie dette, perché quella rosa lo spinge ad essere migliore; lo spinge a prendersi cura di lei per prendersi cura di sé stesso. Continuare ad amare quella rosa, paradossalmente, è un atto puramente egoistico: non importa quanto possa fargli male, accetta il rischio pur di ricevere, anche solo per poco tempo, quella felicità che solo la sua rosa è in grado di dargli. Non importa quanto durerà, se anni, mesi, giorni o attimi; ciò che importa è quanto arricchisce. Perché, dopo di allora, nessun tramonto sarà più lo stesso, nessun campo di grano, nessuna montagna. Tutto cambierà, proprio come è accaduto a coloro i quali sono riusciti a far entrare il Piccolo Principe nel loro cuore.

Uscite. Correte. Mettetevi alla ricerca della vostra rosa. Poi trovate la vostra volpe. Rischiate. Amate. Sbagliate. Piangete. Poi rialzatevi. E riamate. Bisogna accettare il rischio dell’inverno, se si vuole amare la primavera.

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Martina Carbonaro

Nata a Catania il 09/12/99. Residente a Roma. Studentessa di giurisprudenza alla Luiss Guido Carli.