USA e NATO, quei criminali che lanciano missili

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Tra le ricostruzioni più fantasiose degli accadimenti siriani di questi giorni, ce n’è in particolare una, comparsa sul Fatto Quotidiano, della quale vale la pena fare un’analisi. Fabio Marcelli fa un’analisi quantomai catastrofista dell’accaduto puntando il dito contro tutti.

Come ho già spiegato in un precedente articolo, la situazione in Siria è frammentata fondamentalmente in due grandi blocchi: le forze filogovernative, che appoggiano Bashar Al Assad e che a loro volta sono sostenute materialmente e logisticamente dalla Russia; e le forze ribelli antigovernative, che si contrappongono alla dittatura di Assad e che sono sostenute militarmente dagli Stati Uniti.

Sono noti a tutti i fatti di circa una settimana fa, cioè l’attacco effettuato con armi chimiche contro i ribelli ma che ha mietuto vittime tra tutti i civili indistintamente, soffocando donne e bambini. Ed è anche tristemente nota la controrisposta delle forze filoribelli che hanno attaccato i principali centri di produzione di armi chimiche a Damasco ed in altre località.

È vero, per il diritto internazionale, l’attacco avvenuto da parte di USA, UK e Francia attraverso missili intorno alle 3.00 di sabato mattina è illegittimo. I tre governi avrebbero dovuto ricevere la preventiva autorizzazione della NATO e solo dopo avrebbero potuto agire. Ma facciamo bene attenzione a non confondere dei mezzi sbagliati con un intento sbagliato, ed a condannare con buonismo e preconcetti.

Non abbiamo molte prove per affermare che l’attacco chimico che ha ucciso decine di civili sia stato effettivamente effettuato da Assad, o dalla Russia per lui, contro i ribelli. Ma da qui ad affermare che siano stati gli USA ad usare le armi chimiche per giustificare il loro attacco successivo ce ne passa. Ed è proprio quanto si sostiene nell’articolo del citato giornalista. Non abbiamo prove per affermare la prima ipotesi, ma la logica e forse anche il buon senso escludono la seconda ipotesi.

Oltretutto non sarebbe la prima volta che forze occidentali, europee o americane, agissero per quella responsability to protect che sta alla base delle missioni di pace perseguite dalla NATO attraverso i governi nazionali.

Uscire dalla NATO? E perché? Per non essere costretti a giustificare le azioni criminali degli Stati Uniti, si dice. Peccato che la NATO sia sorta per motivi lodevoli e che questi motivi debbano continuare a giustificare il suo operato, che deve sempre essere diretto al perseguimento della pace tra i popoli.

È ovvio che possa risultare particolarmente strano parlare di perseguimento della pace, quando ciò sia effettuato con missili ed eserciti. Ma laddove c’è dittatura, come in Siria, laddove non c’è libertà e da anni le lotte intestine stanno dilaniando il paese, come dovrebbe essere raggiunta la pace? Come dovrebbe essere neutralizzato il regime dittatoriale e ristabilita la democrazia?

Riflettiamo su questi concetti, evitando i finti buonismi: in certi contesti la guerra è inevitabile, perché dove non c’è libertà e dove c’è dittatura solo la guerra può stravolgere il potere costituito e portare la democrazia. Certo, sarebbero auspicabili azioni che risparmiassero i civili, che non mietessero morte. Ma il passo verso la civiltà vera è ancora lungo, e se fossimo veramente civili non esisterebbe la dittatura e non servirebbero le missioni di pace!

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Michele Tarantello

Nato a Carrara il 05-08-1997. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Di Rudinì" ed oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Catania.
Pensatore per natura e giornalista per passione.

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