Gatsby è morto.

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Gatsby è morto, lo ha ucciso non una pallottola, ma l’ipocrisia della società.
Questa non è la recensione del celebre romanzo scritto da Fitzgerald, né della sua trasposizione cinematografica.

Il personaggio di Gatsby è l’archetipo del sognatore, dell’uomo che decide, contro ogni convenzione formale e morale, di vivere la propria vita come fosse un grande film, dove tempo e spazio sono manipolabili e gli errori commessi correggibili.

Sono proprio personaggi come questi, partoriti dalle menti più geniali e sensibili dei grandi Scrittori della nostra storia, a farci riflettere concretamente sulla nostra natura di essere umani, pensanti e perciò dotati di ragione, alla ricerca perenne di schemi e confini che ci diano la sicurezza di essere dalla parte del bene, della ragione e mai del torto e dell’errore. Ecco, l’uomo per natura crea, più o meno inconsciamente, una sorta di propria dimensione in questo mondo, dimensione che si fornisce di un proprio codice morale ed etico che, se da una parte guarda costantemente e naturalmente a tutta quella gran mole di norme materiali e morali di cui le moderne società “civili” sono dotate, dall’altra non può che mantenere necessariamente un certo margine di discrezionalità su cosa sia giusto e cosa invece sbagliato.

Internet ed il web hanno fornito, in quest’epoca digitale, la possibilità a chiunque di potersi esprimere, compreso il sottoscritto, ad una platea più o meno vasta, immediata e perciò pronta ad elogiarti o distruggerti nel giro di pochi istanti. E’ propria questa grande possibilità, la comunicazione globale, semplice ed immediata, che ha contribuito in modo decisivo ad abbassare le inibizioni del singolo individuo. Internet infatti è una democrazia estrema, che permette a qualsiasi persona, indipendentemente dal titolo di studio, dalle competenze che ha acquisito nel corso della propria vita, dalle capacità che ha o meno di saper argomentare le proprie tesi (o anche solo semplicemente di saperne sviluppare), di poter dire comunque la propria su qualsiasi cosa, anche quando in verità non sussiste, da parte di questi individui tuttologi, alcuna rielaborazione critica, personale ed argomentata della tesi che si sta rendendo pubblica.

La nostra è la società dei presunti geni incompresi, degli artisti che millantano pedissequamente la propria diversità, unicità ed il proprio anticonformismo sui social. In fondo noi tutti ci sentiamo moderni Gatsby, sognatori e portatori di mondi unici e perfetti, irraggiungibili ed incomprensibili agli altri, puri nei nostri ideali di amore e di fedeltà alle idee e alle persone.

Il sottoscritto reputa invece, magari provocatoriamente, che il moderno sognatore non sia divenuto altro che uno dei personaggi secondari di questo grande romanzo, una di quelle indistinte figure che neppure si recarono al funerale di Gatsby nonostante abbiano goduto delle sue ricchezze e dei suoi eccessi quando questo era in vita.

Forse questo è un periodo storico che necessita, ancor più di quelli precedenti, dell’elaborazione e diffusione di una moderna disciplina che, agendo prima di tutto sui bambini e sugli adolescenti, ma non solo su questi, dia a tutti la possibilità di poter essere realmente supportati nello sviluppo delle proprie capacità analitiche e critiche, ma che al contempo non ecceda nel plasmare quel mondo personale e individuale che ognuno di noi possiede in quanto essere pensate. Questa, a parere del sottoscritto, è una possibile soluzione per estirpare radicalmente il male moderno del populismo acritico, derivato della mancata conoscenza di se stessi ed alimentato quotidianamente dall’utilizzo incosciente ed inconsapevole di questi potenti mezzi di comunicazione che sono i social network.

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Simone Curcuruto

21/09/1994
Studente presso il corso di Laurea in Beni Culturali dell'Università degli Studi di Catania.

Appassionato di Storia, cultura ed arte bizantina, innamorato della Letteratura del Novecento italiana ed europea.