A braccetto con l’Innominato: se parlarne può fare la differenza

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Il buon esempio del “Progetto Martina”, tra le fila della giusta informazione

A volte, in certe circostanze, un breve stralcio di un dialogo comune – a chi di noi non è capitato assistervi, tra persone di ogni età ed in occasioni diverse –  può essere più rappresentativo di un’inchiesta o di una statistica. Quando si rivolge la domanda di rito “cosa aveva?”, qualora ci si imbatta ad esempio in una perdita inaspettata o in una scomparsa prematura, troppo spesso la risposta non è altro che un pavido sussurro, pronunciato troppo in fretta e distogliendo lo sguardo : “un brutto male”. Quante volte si preferisce ricorrere ancora ad eufemismi come  il male del secolo” o “un male incurabile”,  comodi bisbigli vigliacchi, piuttosto che anche solo pronunciare quella che non è altro che una parola: tumore.  Tumore: l’impronunciabile,il famigerato. Certuni addirittura anche solo a sentirne parlare si voltano e con frenesia fanno gli scongiuri. Tumore, colui che non deve essere nominato.

Tra noi ed il cancro sembra che ci sia una barriera, costruita sulla base di paura, ipocrisia, vergogna. Lo scudo di timore e quasi remora che abbiamo opposto, ed a volte continuiamo a opporre,  verso una malattia con cui conviviamo, non ha fatto altro che alimentare un mondo di disinformazione, di convinzioni sbagliate, talvolta anche al limite della superstizione.  

Alla base di un tumore vi sono mutazioni nel DNA che, una volta accumulatosi,  inducono la cellula a ”perdere il controllo”; talvolta queste mutazioni sono ereditarie, ma molto spesso quest’ultime insorgono nel corso della vita anche per esposizione a fattori cancerogeni esterni, conseguenze di uno stile di vita errato. Le abitudini della vita quotidiana non causano direttamente il cancro, ma aumentano le probabilità di svilupparlo: per questo rientrano nei fattori di rischio. È importante per la salute dell’individuo conoscere quali siano le abitudini corrette promulgate dagli esperti, per poter agire d’anticipo sin da giovani. 

Affermare però che tumore non sia sinonimo di taboo, non vuol dire che, specialmente in ambito scientifico, valga la massima “non importa come, l’importante che se ne parli”. La diffusione di notizie errate, che non provengono da fonti accertate, alimenta false credenze che sono una reale minaccia per la salute collettiva, perché non promuovono la messa in atto, nella vita di tutti i giorni, dei comportamenti più utili a prevenire la malattia.

Il primo step da compiere è quello di portare avanti una buona informazione, condotta da esperti, che aiuti ad abbattere timore, reticenza e, soprattutto, ignoranza ed illusione di conoscenza. Tra le tante campagne di prevenzione portate avanti dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e dalla LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), spicca di recente una mission rivolta prevalentemente ai giovani. Si tratta del “Progetto Martina: parliamo ai giovani dei tumori”, promosso dai Lions Club di tutta Italia, con il patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca, oltre che dell’ Istituto Europeo di Oncologia coordinato dal Prof. Umberto Veronesi. 

Il Lions Club è un’organizzazione umanitaria che tramite la realizzazione del Progetto Martina esaudisce il desiderio di una giovane donna padovana, Martina, che colpita, ancora studentessa, da un tumore alla mammella ha affermato tra le sue ultime volontà: “informate ed educate i giovani ad avere maggior cura della propria salute”. 

In particolare il progetto prevede una serie di incontri con gli alunni delle quarte e quinte classi degli istituti superiori, durante i quali medici e docenti universitari espongono i fattori di rischio da evitare riguardo il melanoma, neoplasie al polmone, alla mammella, al collo dell’utero ed ai testicoli, descrivendo inoltre l’importanza di una diagnosi precoce, oltre che tracciare le linee guide per le tecniche di autopalpazione per i tumori alla mammella o al testicolo. 

Incontriamo 150mila studenti ogni anno in Italia – spiega Cosimo Di Maggio, coordinatore nazionale del progetto- sono giovani dai 16 ai 18 anni e siamo convinti che a questa età si possa parlare di cancro senza spaventarli e facendo capire come stanno i fatti. I ragazzi credono di conoscere, ma in realtà non sanno granché e spesso le informazioni che hanno sono sbagliate e li portano a seguire percorsi di vita sbagliati”.

Il fumo di tabacco, nei confronti del quale è determinante non solo quante sigarette si fumano, ma soprattutto per quanto tempo si protrae l’abitudine, l’esposizione eccessiva e non protetta ai raggi ultravioletti, il consumo smodato di alcol ed una vita sedentaria, accompagnata da una alimentazione scorretta che porta ad un eventuale sovrappeso, non sono abitudini che subentrano in età adulta, ma atteggiamenti che derivano da scelte compiute già in età adolescenziale. Decisioni magari prese alla leggera ed inconsapevolmente, che alla lunga si insinuano nella nostra ruotine quotidiana, e diventano una pericolosa dipendenza, che se affrontata troppo tardi può risultare fatale.

Del resto, i primi testimoni dell’efficacia del Progetto Martina sono gli stessi giovani. Secondo i questionari anonimi raccolti al termine di ogni incontro, l’85,8% dichiara di “non essere rimasto spaventato” a fronte di un 95,7% che ritiene di non aver avuto difficoltà a comprendere i messaggi ricevuti.

I giovani – spiega ancora Di Maggio – modificano il loro comportamento in meglio. Dati significativi emergono analizzando l’alimentazione: il 61,2%, pari a 3.762 intervistati, sostiene di aver modificato la dieta grazie alle raccomandazioni ricevute; poi il 68,9%, ovvero 4.185 studenti, afferma di fare più attività fisica. Meno netto il miglioramento per quanto riguarda il fumo: appena il 36,9%, 955 in termini assoluti, rivela di aver cambiato abitudini”. 

Affermare che alcuni tumori colpiscano anche i giovani o che neoplasie diagnosticate a 50 o  60 anni derivino da mutazioni oncologiche comparse a 20 anni, non vuol dire allarmarsi. Si tratta invece di una presa di consapevolezza che ci invita implicitamente ad agire con tempestività ed intelligenza. La prevenzione è la nostra migliore arma contro il cancro, sia che essa coinvolga le fasi che precedono l’insorgenza della malattia, sia che essa si concretizzi in una diagnosi precoce, frutto di screening periodici e regolari. A confermare questo trend, sono significative le parole di Marco Zappa, coordinatore dell’Osservatore Nazionale di Screening:

“ la consapevolezza dell’importanza della diagnosi precoce è sempre più diffusa e lo confermano anche i numeri dei programmi di screening italiani –  molti ne hanno capito la grande utilità. Si tratta di controlli di routine che, anche se si è perfettamente sani e non si percepiscono dei sintomi, possono fare la differenza nello scoprire e poter curare tempestivamente un tumore. In base alla statistiche ad oggi disponibili, sappiamo che fare una mammografia regolarmente ogni due anni riduce il rischio di morire per tumore della mammella del 40 per cento. Eseguire il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni riduce del 20 per cento il rischio di ammalarsi di carcinoma colon-rettale e del 40 per cento quello di morirne. Sottoporsi a pap test ogni tre anni riduce del 60-70 per cento la probabilità di sviluppare un cancro della cervice. ».

Vivere nell’indifferenza  e nel timore è come tendere la mano al carnefice, offuscati da un oblio che rende il cancro una vera e propria malattia sociale. Eppure potrebbe così semplice aprire gli occhi: quando senti parlare del “brutto male” alza lo sguardo e chiama le cose con il proprio nome, fatti furbo e porgi l’orecchio ai consigli di chi fa della ricerca e dell’informazione scientifica il proprio mestiere, difendi il diritto a ricevere le informazioni corrette ed a compiere le scelte giuste. La prevenzione è a nostra portata, allunga la mano e prendila.  

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Costanza Bordonaro

Costanza Bordonaro, nata a Catania il 6/12/1997. Ha conseguito la maturità classica presso l'Istituto Superiore Liceo Classico Mario Rapisardi di Paternò. Oggi è studentessa della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Catania.
Pianista incallita e promotrice del service, sostiene l'informazione concisa, chiara, pittoresca - perchè no?- e, soprattutto, esatta.

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