Controverso al Catania Film Fest: Day Two

5' di lettura

La seconda serata del Catania Film Fest si apre con la proiezione di due cortometraggi che hanno un elemento comune: la prospettiva di una bambina. Saranno infatti queste piccole protagoniste a raccontare allo spettatore ciò che verrà proiettato, rispettivamente in ‘Anniversary’ e ‘Cecilia’s Affair’.

Anniversary’, parla di una famiglia turca, di religione musulmana, che vive in Germania. La storia ci viene raccontata dal punto di vista di una bambina che ha perso la sua mamma (il corto lascia intendere che si tratti di una morte violenta) che narra di come lei e il padre si siano trasferiti in Germania e abbiano imparato, pian piano, ad ambientarsi. Il corto, dopo averci presentato i personaggi, si focalizza su una ricorrenza, un anniversario: la morte della mamma. Viene quindi offerta allo spettatore un’immagine su quella che è una tradizione musulmana: commemorare i defunti attraverso un gesto di carità, come può essere quello di portare del cibo a chi vive in condizioni difficili. Vediamo quindi padre e figlia preparare dei sandwich e distribuirli ai senzatetto; dei senzatetto che, in questo caso, non sono degli attori. Ed è bello, talvolta, vederli guardare in camera con un’espressione colma di riconoscenza. 

Anniversary ci mostra come quella di offrire del cibo a chi vive in una situazione di difficoltà sia una tradizione che affonda le sue radici nella cultura musulmana; e non una moda del web che spopola di recente con lo scopo di racimolare views e like sui social.

Questo corto riesce ad essere molto forte e toccante ma, allo stesso tempo, anche delicato e dolce, complice la scelta di far raccontare tutto dalla prospettiva di una bambina.

“Nonostante la nostra sia solo una storia originale, ci siamo comunque ispirati a quella che è la storia di tante persone”, afferma la regista subito dopo la proiezione di Anniversary e, forse, è proprio questo il motivo per cui questo cortometraggio riesce a farsi spazio dentro lo spettatore. Ci si ritrova a provare una grande empatia per questi personaggi che rappresentano, con il loro vissuto, molte di quelle storie che, purtroppo, sono tremendamente reali.

Il secondo cortometraggio, ‘Cecilia’s Affair’, invece, ruota attorno ad una tematica molto sentita da noi siciliani: la mafia. 

Questo corto ha il pregio di raccontare la mafia non in quanto organizzazione ciminale ma in quanto mentalità, lasciando spazio alle immagini, agli sguardi e alle azioni dei personaggi. È un film che vuole lanciare un monito ponendo l’accento sui giovani, i quali devono farsi iniziatori di una lotta contro la mafia. Sarà infatti la piccola Cecilia a scuotere la popolazione dal torpore della mafiosità, partendo, in primis, dal pasticciere, interpretato da Gino Astorina, il quale rappresenta la figura di chi non si arrende mai e continua a lavorare. Però a testa bassa, senza mai lamentarsi, senza mai ragire. 

È un film di mimica, ‘Cecilia’s Affair’, senza dialoghi, che si rifà molto alle pellicole di un tempo e che si imprime nello spettatore tramite l’utilizzo di immagini metaforiche e di effetti visivi che riescono ad essere, allo stesso tempo, brillanti e divertenti, ma anche profondamente riflessivi.

‘Blue Hollywood’ è invece il titolo del lungometraggio scritto e diretto da Francesco Gabriele, qui in duplice veste di attore e regista.

Il film racconta la storia di Celeste e Alessandro, due giovani aspiranti attori che partono insieme alla volta di Los Angeles per cercare di realizzare i propri sogni. 

È una pellicola, questa, davvero controversa. È sorprendente constatare come riesca pian piano a ribaltare del tutto i toni, immergendo lo spettatore in un’atmosfera che si intensifica e disorienta sempre di più, facendo crollare delle “certezze” che magari si erano saldate nella mente del pubblico dopo qualche minuto di visione. Perché è pieno di speranza l’inizio del film, di giochi, di risate e divertimento ma poi, col passare del tempo, si fa sempre più serio e sempre più “cupo”, mano a mano che i protagonisti iniziano a muoversi ed evolversi al suo interno. E la cosa davvero interessante della pellicola è che, una volta riaccesesi le luci, ci si ritrova smarriti, seduti sulle poltrone a chiedersi cosa sia giusto o sbagliato e se, effettivamente esista qualcosa di giusto. Una cosa è certa: in blue Hollywood: l’assoluto adamantino non esiste. Esistono i compromessi.

È un film molto autobiografico, come afferma lo stesso Francesco Gabriele; un film che racconta due personaggi con una storia, con un vissuto, che potrebbe essere assimilabile a quello di chiunque altro scelga la loro stessa strada. Si provano emozioni contrastanti nei confronti di Celeste e Alessandro ed è sorprendente vedere come queste emozioni riescano pian piano a mutare, fino a ribaltarsi del tutto, mano a mano che i personaggi proseguono il loro cammino prendendo determinate scelte.

‘Blue Hollywood’ è una pellicola ben girata e ben scritta, con delle riprese davvero suggestive, in una Los Angeles pieni di luci, di colori, ma anche di ombre. Si nota che dietro la macchina da presa c’è la mano di qualcuno che ha studiato, e che ha studiato tanto, e che, soprattutto, ama quello che fa. Francesco Gabriele è un giovane regista che è riuscito a confezionare un film che riesce ad ispirare, a far riflettere e, allo stesso tempo, a divertire tramite delle battute e dei momenti che strappano delle risate autentiche. 

Ecco qui una breve intervista fatta proprio al regista subito dopo la fine della proiezione:

  • Qual è la tua storia? Cosa ti ha portato qui, oggi, con questa pellicola che stasera è stata molto apprezzata dal pubblico.

Io ho studiato recitazione a Los Angeles e mi sono diplomato all’American Academy of Dramatic Arts. Questo film ha molto di biografico, perché so bene quanto sia difficile e duro questo mondo. Io ho iniziato con la recitazione; ancora adesso continuo a recitare ma sono molto più focalizzato sulla regia e in questo film volevo dare ai giovani attori che vogliono intraprendere questa carriera un qualcosa di vero in cui identificarsi. E questo è anche il motivo che mi ha portato ad interpretare Alessandro. È stato molto frustante, agli inizi, passare 3 anni a fare audizioni continue dove, forse, una su 200 ti va bene e io mi sento molto storyteller e quindi ho scelto di passare dietro la videocamera e di dedicarmi alla regia. Mi sono quindi trasferito a Londra e mi sono laureato in regia alla London Film School. Blue Hollywood è il mio primo lungometraggio e sono davvero contento di vedere il successo che sta riscuotendo nei festival. Cateno Piazza e la giuria del Catania Film Fest dopo averlo visto erano molto entusiasti e mi hanno contattato per sapere se parte della produzione fosse anche italiana e la maggior parte dei fondi viene anche da sponsor e product placement italiani, quindi la pellicola era compatibile con le regole di questo festival. L’avevamo presentato al Salento International Film Festival e questa è la seconda volta che lo presentiamo in Italia ed è bellissimo vedere come il pubblico risponda diversamente rispetto a fuori. Perché magari ci sono scene che qui vengono capite e fanno ridere tanto e altre che invece non vengono comprese qui ma magari altrove. Lo humor è diverso.

  • Il tuo è un film che ruota anche attorno a delle scelte e che lascia spiazzati alla fine della visione. Ci si chiede cosa sia giusto e se effettivamente ci sia qualcosa di giusto. Qual è la tua opinione sulla questione?

Il mio obiettivo era proprio questo: disorientare il pubblico. Perché non c’è mai un giusto o sbagliato. Perché a volte, anche prendendo scelte sbagliate, dalle sconfitte ci si può ricostruire e possono nascere delle grandi vittorie. E ti senti felice per Alessandro, mentre, paradossalmente, ti senti triste e amareggiato per Celeste che sì, ce l’ha fatta, si è realizzata dopo tanta fatica ma, in fin dei conti ha iniziato a perdere parte di sé stessa. In questo mondo si deve scendere sempre a compromessi. Bisogna vedere quanto siamo disposti a sacrificare di noi stessi per realizzare i nostri sogni. L’importante è stare bene con te stesso. Nel momento in cui non stai più bene significa che devi cambiare.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
Vito Damigella

Vito Damigella, 22 anni. Sognatore di professione, personal trainer, filmaker indipendente e amante della settima arte.

Diplomato presso il Liceo Classico "C. Marchesi", porta avanti la sua passione per il cinema sul suo canale youtube "VStudios" in qualità di regista, attore, doppiatore e sceneggiatore; mentre, nel tempo libero, prosegue gli studi in ambito universitario.