Stato-Mafia. Le conseguenze del verdetto sulla politica.

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La sentenza del tribunale di Palermo del 20 aprile ha sancito che la trattativa Stato-mafia ci fu, che tra il 1992 e il 1994 alcuni uomini dello Stato e i vertici delle organizzazioni mafiose presero accordi in grado di condizionare le scelte politiche del Paese.

Tra gli altri, giudicato colpevole e condannato a 12 anni Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia con Berlusconi. “Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmissione del messaggio mafioso” riuscendo nel ’94  “a convincere Berlusconi ad assumere iniziative legislative che avrebbero favorito le organizzazioni mafiose”, queste le accuse dei pm. L’aspetto più interessante di questa vicenda non è solo la sentenza in sé, fragorosa, ma anche il mutamento che questo evento porta sullo scenario politico.

E’ utile perciò seguire i movimenti, le dichiarazioni in cui si profondono gli esponenti di alcuni partiti. La sentenza di giorno 20 Aprile non è un fatto solo giudiziario ma anche politico. Ne risentono gli equilibri, il gioco delle (precarie) alleanze per formare un governo subisce uno scossone, forse una svolta.

Berlusconi, per forza di cose tirato in ballo, minaccia querele: “è assurdo e ridicolo il tentativo di accostare il mio nome alla trattativa”. Luigi Di Maio parla di “morte della Seconda Repubblica”. Evidentemente defunta una seconda volta, dato che lo stesso candidato premier del M5S s’era espresso così all’indomani del 32,5 per cento raggiunto dai 5 stelle alle elezioni del 4 Marzo.

Funerali o meno, ciò che muore veramente è la possibilità di un accordo fra i grillini e Forza Italia: solo questo Giovedì, Di Maio dichiarava di essere disponibile a un appoggio esterno dei forzisti a un esecutivo pentastellato, mentre all’indomani della sentenza Riccardo Fraccaro, deputato e fedelissimo di Di Maio parla di “pietra tombale sul Cavaliere”.

In effetti sarebbe adesso molto difficile giustificare un’alleanza con Forza Italia agli occhi degli elettori grillini. Il Movimento vorrà sfruttare le inevitabili ricadute su Berlusconi, (non condannato ufficialmente ma è il suo il nome più associato alla trattativa e al suo uomo di fiducia, Dell’Utri) per allargare le sempre più ampie crepe del Centrodestra. Abbandonare Berlusconi, “sganciare” Salvini e tentare di formare un esecutivo con la Lega, il partito più affine al M5S. Sembra questo il progetto di Di Maio. Si aspetta il prossimo giro di consultazioni, con la sentenza che aleggia sulla politica delle alleanze e le condiziona.

Tornano in mente gli anni di Tangentopoli: i toni urlati e, la morte di una Repubblica (allora era la prima), la speranza (e tale è rimasta) della creazione di una nuova classe dirigente dura e pura, lontana dai malaffari e, soprattutto, oggi come allora, il peso fondamentale delle decisioni della Magistratura, l’uso politico che se ne faceva e se ne fa.

Grazie a S.Folli

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.