Don’t Ignore Humankind: intervista a Eugenia Modoni

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“In un territorio come la Sicilia, a stretto contatto con il fenomeno dei flussi migratori, vogliamo sensibilizzare gli utenti e contrastare l’odio per l’altro sui social media”. Queste sono alcune delle parole più importanti dei ragazzi dell’Università di Catania, coordinati dal Prof. Guido Nicolosi e dal Dott. Mattia Gangi, in gara nel “Peer to Peer: Facebook Global Digital Challenge”. 

La loro parola d’ordine: “DNA: Don’t Ignore Humankind”.   

Eugenia Modoni, 22 anni, laureata in Scienze e Lingue per la comunicazione, studia “Global Politics and Euro-Mediterranean Relations”. Eugenia, insieme a tanti altri ragazzi, fa parte del team “DNA – Don’t Ignore Humankind” e abbiamo pensato di porle qualche domanda per scoprire insieme la loro realtà e i loro obbiettivi. 

Ciao Eugenia, cos’è la Peer to Peer: Facebook Global Digital Challenge?

La “Peer to Peer: Facebook Global Digital Challenge” è una competizione su scala mondiale lanciata da Facebook con il patrocino del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il cui obbiettivo è quello di sviluppare una campagna di comunicazione capace di contrastare le manifestazioni d’odio sui social network. Questa competizione vede la partecipazione di molti team provenienti da tutto il mondo, i quali si sfidano su diversi topic. 

In particolare, il topic della nostra Università ha proprio l’obiettivo di contrastare tutte quelle manifestazioni estreme nei confronti del fenomeno migratorio. Questo è sicuramente un problema molto vicino all’Università di Catania sia per la sua collocazione geografica, teatro e palcoscenico di tragedie umanitarie, sia perché viviamo in prima persona il fenomeno dei flussi migratori: la nostra campagna si occupa di creare una positiva controinformazione che vada a smentire le fake news, il discorso dell’odio e  l’estremismo sui social,  portando avanti il volto della buona informazione.

La cultura dell’odio ha ormai preso il sopravvento nei social network. Che ruolo hanno le “Fake news” di cui tanto si parla quotidianamente?

E’ un ruolo da protagonista. Le fake news fanno da “eco” e, proprio come una “palla di neve”, crescono ogni volta che qualcuno le condivide: spesso si basano su fatti non veritieri, non hanno aderenza alla realtà ma sono quanto di più approssimativo a questa e quindi, facendo gioco su questo elemento, riescono a colpire la pancia del lettore scatenando la sua emotività.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti: chi parla male, pensa male e vive male. Come può oggi una buona comunicazione contrastare il fenomeno del “hate speech”? 

Una buona comunicazione per essere in grado di contrastare l’hate speech, DEVE prima di tutto, mettere in luce quelli che sono gli aspetti reali… per esempio facendo riferimento ai numeri e cercando di sfatare eventuali slogan, come la “bomba sociale”. Un esempio ne è la proposta di razionalizzare in 5 anni 600.000 immigrati, i quali non sono appunto una bomba sociale, ma riescono in un certo qual senso a dare un contrappeso ai 500.000 giovani italiani che hanno lasciato il nostro Paese. 

Non c’è nessuna invasione, nessun affollamento dal punto di vista demografico e questi sono in realtà numeri irrisori, se si fa riferimento ai grandi flussi migratori su scala mondiale.

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Giuseppe Trovato

Nato a Catania, il 02/01/1998.
Studente di Giurisprudenza, attivista per l'Associazione "Nike" e appassionato di politica e di cinema.

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